mercoledì 25 aprile 2018

John Dickson Carr : Ospiti di passaggio (A Guest in the House oppure The Incautious Burglar, 1940) trad. Hilia Brinis, in Ellery Queen presenta "Estate Gialla 1965" pag. 67-80



John Dickson Carr dopo la guerra, attraversò un periodo di stanca. 
Aveva dato il massimo, lavorando con la BBC durante la guerra, creando soggetti, i più svariati , per radiodrammi, e questo superlavoro probabilmente esaurì le sue energie mentali, o almeno le ridusse, se è vero che dopo la guerra elaborò spesso in romanzi delle idee avute precedentemente. Tuttavia anche durante la guerra dovette andare al risparmio, se è vero che un racconto servì come base per un romanzo. E' il caso di A Guest in the House ( apparso su The Strand, nell'Ottobre del 1940), e poi ripubblicato come The Incautious Burglar" (in The Men Who Explained Miracles, 1963) da cui Carr trasse l'idea base per The Gilded Man del 1942.
Marcus Hunt è un collezionista di grandi dipinti. Nella sua villa possiede, due Rembrandt e un Van Dyck, ma per una decisione che conosce solo lui, e che risulta inspiegabile anche alla figlia, invece di farli rimanere laddove erano posizionati, cioè al piano alto, li ha addirittura traslocati al pianterreno, come se voglia favorire il loro furto.
Una sera sono lì riuniti due conoscenti di Hunt: uno è Arthur Rolfe, un antiquario e mercante d'arte; l'altro è Derek Henderson, un critico d'arte. Hanno giocato a poker con altre due persone che sono andate via, e ora sono rimaste lì e inevitabilmente parlano tra loro. Ad un certo punto, Henderson facendo un solitario, pesca un asso di picche; poi ne pesca un altro. Più che eloquente segnale di morte. Ma nessuno vi fa caso. Quella notte accade l'imponderabile ma che tutti si aspettavano che potesse accadere: un ladro, che ha atteso per un certo tempo fuori dalla villa, dopo aver visto che al pianoterra non c'è più nessun movimento, comincia a tagliare il vetro della finestra con un diamante, penetra dentro la stanza, si dirige alla parete dove è esposto il Rembrandt di maggior pregio, e comincia a staccarlo, non accorgendosi che nelal stanza non è solo: c'è qualcun altro nell'ombra che lo sta osservando. Poco tempo dopo un rumore assordante rompe il silenzio dal piano di sotto. Il primo ad accorrere e Lew Cutler, un altro ospite della casa, di cui poco si sa e che la figlia di Hunt sospetta essere qualcuno sotto falsa identità. Sotto una montagna di oggetti di argento di un servizio da té, compresa una teiera, e un centrotavola con della frutta tutta sparsa sul pavimento, c'è un uomo, mascherato, che dall'aspetto e dal molto sangue diu cui sono imbrattati i suoi vestiti, sembra inequivocabilmente morto. Tanto più che il coltello della frutta, affilatissimo. è imbrattato di sangue e giace accanto al corpo del ladro.
Arriva Harriet Davis, la figlia di Marcus Hunt. Cutler, comportandosi non da ospite ma da padrone di casa, manda la figlia dal padre. Accorrono gli altri alla spicciolata, ma Hunt no. Anzi nella sua camera non c'è. Il sospetto si fa certezza quando Cutler, che è un sergente del C.I.D. di Scotland Yard, smaschera il ladro e si trova dinanzi Marcus Hunt. E deve capire come sia stato ucciso e perchè Hunt sia mascherato come un ladro. Come se volesse rubare i suoi quadri. Ma perchè? Cutler rivela che era stato inviato lì perchè il suo capo sospettava che Hunt volesse fare il vecchio gioco, del furto per spillare l'assicurazione sulle sue tele. Solo che poi si era accorto, interrogando la ragazza, che no0n c'era nessuna assicurazione sui quadri. Perchè allora Hunt avrebbe cercato di rubare i suoi quadri? E chi e perchè l'aveva ucciso?
La polizia brancola e alla fine a qualcuno viene l'idea di rivolgersi al Dottor Fell.
Che deve ragionare sulla base degli indizi che gli sono esposti:
diversi pezzi del servizio d'argento posto sulla credenza presentavano graffi come se fossero stati ammucchiati a formare una piramide e poi fatti rotolare giù;
Hunt è stato ucciso da una coltellata che ha raggiunto il cuore, inferta con un coltellino dalla lama sottilissima, ma tale che la ferita è stato difficile trovarla;
l'abbondanza di sangue trovato sui vestiti.
"La vecchia con la cuffia" di Rembrandt è stata trovata sotto il corpo di Hunt. Quindi non è stata rubata.
Perchè l'omicidio? Perchè il tentato furto di quadri non assicurati e autentici? Chi ha ucciso il falso ladro?
Fell lo scoprirà dopo aver parlato con tutti i sospetti in un'assolato pomeriggio d'estate, dopo averli esaminati e aver soppesato i loro vestiti. E il mezzo per scoprirlo sarà, costringere i sospettati a fare un bagno nella piscina.
E' un Fell sbrigativo questo, che appare quando il delitto già si è consumato. Beve le consuete pinte di birra, ma veste inconsuetamente di bianco: lui che di solito appare vestito con la cappa e con vestiti di colore scuro, qui è paludato in un abito di lino bianco. Lo faccio notare per il paragone che mi sembra più opportuno con altro personaggio carriano: Merrivale, che troviamo vestito il più delle volte proprio in bianco. Perchè mi soffermo su questo particolare di nessuna importaanza? Perchè a me sembrerebbe che aver tratteggiato Fell alla maniera di Merrivale, potrebbe significare che quando Carr stava scrivendo il racconto può aver già pensato alla possibilità di sfruttare il racconto, come base per un romanzo, con Merrivale, cosa che si realizzò due anni più tardi con The Gilded Man. 
Tuttavia la cosa interessante non è tanto questa quanto il modo come fa morire la vittima.
E anche tutto quel sangue umano, innaturale tenendo presente che la ferita neanche si vedeva, è un ottimo indizio. La ferita non si vedeva. Il coltello usato era estremamente sottile. Già. 
Ci troviamo dinanzi ad un'ennesima variazione della morte provocata da un'arma sottilissima.
In un romanzo, sempre con Fell, assistiamo ad un evento provocato da un'arma e da una ferita del genere: lì tuttavia, non è tanto l'assenza di sangue ad essere rimarcata (anche) ma soprattutto il fatto che la vittima non si sia tanto accorta oppure essendosene, è stata avvantaggiata proprio dalla natura della ferita nella sua sceneggiata. Il romanzo è uno famoso con il Dottor Fell: He Who Whispers, Il terrore che mormora, che è del 1946. Due storie con Fell che presentano due effetti dello stesso modus agendi: una coltellata inferta con una lama sottilissima, provoca una fuoriuscita di sangue estremamente risicata e la morte non è subitanea. E allora tutto il sangue che macchiava i vestiti della vittima, da dove veniva? Evidentemente anche chi aveva colpito la vittima, si era ferito. Ecco allora il perchè si chieda di fare tutti un bagno in piscina: per chè solo così l'assassino sarebbe stato smascherato. E infatti, lo viene.
L'idea alla base della morte di Hunt, che non è il vero ladro, ma chi l'ha scoperto e poi è stato rivestito con i vestiti del ladro, donandogli i propri, "si basa su un fatto vero: l’assassinio dell’Imperatrice Elisabetta di Baviera, la famosa “Sissy” divenuta consorte dell’Imperatore Francesco Giuseppe, morta nel 1898 a seguito dell’attentato di un anarchico. Questa famosa morte fu ripresa in molti capolavori della Camera Chiusa: prima di essereusata da Carr in He Who Whispers di Carr, ed essere ricordata in  In Spite of Thunder, era stata utilizzata altrove e Lacourbe persino attribuisce l’origine dell’idea della camera chiusa contenuta in Le Mystère de la chambre jaune all’omicidio dell’Imperatrice. Dopo Leroux, un altro francese lo utilizzò: in Thérèse et Germaine, il terzo degli otto racconti di Maurice Leblanc contenuti nella raccolta Les Huit Coups de l’horloge, del 1923 (anche se i primi tre racconti furono serializzati nel quotidiano Excelsior nel dicembre del 1922). Un altro romanzo che la presenta è Envious Casca di Georgette Heyer, che è del 1941, un anno dopo la pubblicazione del racconto di Carr, che ripresenta lo stesso modus agendi di He Who Whispers, che è successivo (la vittima non si accorge della gravità della coltellata, fino a quando muore).
Un altro straordinario racconto di Carr che soddisfa tutti gli interrogativi con una soluzione semplicemente perfetta.

Pietro De Palma


domenica 8 aprile 2018

Anthony Abbot : La signora dei nightclub (About the Murder of the Night Club Lady,1931) - trad. Igor Longo - I Classici del Giallo Mondadori N° 1104 del 2006

Il terzo romanzo di Abbot, fu About the Murder of the Night Club Lady (1931) o The Night Club Lady oppure anche The Murder of the Night Club Lady, a seconda delle varie edizioni, tradotto in Italia assai fedelmente (una volta tanto!) con La signora dei nightclub.
Thatcher Colt questa volta viene interessato dal Procuratore Merle Dougherty, ad interessarsi delle vicende di tale Lola Carewe, vedova del re del cotone, che però non le ha lasciato grande eredità. Tuttavia ama vivere nel lusso e nello sfarzo, cosa che mal si accorda con chi nel suo passato è stata attricetta e ballerina ma nulla più: Dougherty ipotizza, per il fatto che è stata vista in parecchie occasioni con noti ricettatori, che sia lei a capo di una rete di ladri d'appartamento. Colt accetta e vanno assieme in un locale notturno, dove si pensa arrivi la vedova. Lo stupore è massimo quando lei chiede l'intervento della polizia, in presenza di una lettera minatoria che le preannuncia la sua prossima fine, ad una data ora di quella notte. La sua apprensione è tangibile anche perchè il suo cane e il suo pappagallo sono morti e in quella lettera si fa menzione alla loro morte, come primo assaggio di quella di Lola. Sarebbero stati quindi uccisi, ma nulla lo prova.
Colt, la Carewe, Dougherty e vari poliziotti assieme ad Abbot, vanno a casa della Carewe, durante una terribile nevicata, l'ultimo dell'anno: un attico dove vivono anche la madre, ed un'amica di Lola, Christine Quires, che sta per ereditare un milione di dollari. Dopo aver perquisito l'appartamento ed essersi accertati che non ci sia altra gente, e che nulla possa essere compiuto quella notte, gli astanti cercano di restare tutti assieme a Lola, per impedire che la minaccia si avveri e dimostrare che non corre alcun pericolo. Qual'è la sorpresa quando invece intorno alle tre , nella sua camera, Lola viene trovata esanime e moribonda!
Viene chiamato il dottor Baldwin che abita nello stesso stabile, e che è il suo medico; e lui le pratica un'iniezione di atropina per cercare di rianimarla, ma invano. Lola è morta, e non si trova nessun segno sul corpo che possa accreditare la possibilità che sia stata uccisa: Baldwin infatti pensa sia stato un infarto. Colt pensa ad un veleno e perciò chiede l'intervento del dottor Multooler.
Ci sono dei fatti strani che infatti fanno pensare: innanzitutto, la vestaglia che indossava Lola era stata abbottonata secondo la moda maschile e non femminile, e poi non si trova l'amica di Lola, nonostante proprio Abbot abbia saputo da un inserviente dell'Hotel che ella sarebbe rientrata prima del loro arrivo, solo che se ne è perduta traccia: nè la madre, nè il maggiordomo cinese ne sanno qualcosa. Successivamente tuttavia il suo corpo viene ritrovato in casa, nonostante non ci fosse apparentemente alcun posto dove fosse stato possibile nasconderlo; e per di più è bagnato. Anche lei morta, ma da più tempo. E sembra strangolata dopo morta. E sotto una finestra, trovati dei suoi capelli. E anche il suo corpo apparentemente non presenta alcun segno, tranne uno al lobo di un orecchio. Anche questo cadavere viene consegnato a Multooler.
Thatcher Colt ricorre al genio del professor Luckner, un illustre scienziato della cui perizia si serve per indagini di polizia scientifica: a lui viene recapitata la spazzatura e la polvere dell'attico risucchiate per mezzo di due potenti aspiratutto che hanno setacciato l'intero appartamento, casomai lui vi trovi qualcosa. La sorpresa avviene quando Luckner annuncia di aver trovato, tra le tante schifezze aspirate,  due peduncoli quasi invisibili di un animale che lui identifica in un letale scorpione messicano, il cui morso porta a morte rapida che per di più può esser confusa con un infarto, e l'autopsia conferma la scoperta. 
Un'altra scoperta: Lola non era ricettatrice ma ricattatrice: vengono trovati innumerevoli documenti che comprovano la sua attività.
Alle due morti, presto se ne aggiunge una terza, proprio il dottor Baldwin, vittima della Carewe, che aveva procurato a Lola due scorpioni, che sarebbero dovuti servire ad eliminare due persone, ma che evidentemente poi erano stati utilizzati in altro modo, perchè le erano stati trafugati, ec he poi alla stessa Carewe si era impegnato a procurare altri due scorpioni, uno dei quali viene trovato morto vicino proprio al corpo del medico: lo scorpione muore dopo aver morso, eppure i due scorpioni precedenti non son stati trovati. Inoltre lo stesso medico confessa in un bigliettino che era stato nel passato informato dalla stessa Carewe su come far apparire una morte per morso di scorpione, come naturale: bastava fare una iniezione di un farmaco, proprio nel punto in cui la vittima era stata punta.
Ma il dottore non è l'assassino, semmai il complice della vittima. L'assassino è in libertà. Verrà fermato e si suiciderà dopo che Colt avrà collegato Lola, alla foto dell'unico suo amore francese, Basile, e ad una vendetta che parte da lontano, e che affonda la sua storia e la sua origine nel suicidio proprio di Basile.
Dopo due strabilianti romanzi, con questo Abbot segna il passo e semmai ne fa uno indietro. Il romanzo non è male: il fatto è che non mantiene tutte le promesse annunciate nella prima parte!
All'inizio è un vero tour de force di impossibilità: una minaccia che diventa realtà, una morte che avviene più o meno alla stessa ora preannunciata; una morte di cui non si riesce a capire l'origine se non apparentemente naturale, ma ovviamente inconciliabile con le morti di cane e pappagallo, un'altra morte stranissima, avvenuta nella stessa modalità, quella di Christine, il cui corpo era sparito e poi ricomparso in un appartamento in cui contemporaneamente stazionavano dei poliziotti. E per di più dei particolari bizzarri: un'abbottonatura della vestaglia strana, una scatoletta trovata fracassata, ventitre piani sotto la finestra, con del cotone all'interno, i peduncoli di un fantomatico scorpione scomparso. 
Dopo però questa girandola di situazioni ed emozioni, la narrazione segna il passo e si arriva quasi stancamente al finale, in cui Colt dice di aver capito e di poter risolvere la faccenda, e la spiega davanti agli astanti (e al lettore, senza però aver precedentemente fornito qualche delucidazione): una vendetta che viene da lontano, nel tempo e nello spazio, e di cui lui ha ragguagli dal suo collega Dupont francese, tramite dispacci. Francamente, dopo tutto il turbillon che si era avuto all'inizio del romanzo, ci si sarebbe aspettato di più! Inoltre, al particolare dell'abbottonatura strana di cui si parla all'inizio non viene nella spiegazione data soddisafazione, come se nel tessuto del romanzo ci fossero state due o più svolgimenti: come se, a dirla chiaramente, all'inizio del romanzo Abbot avesse avuto in mente un assassino, e poi nel prosieguo avesse cambiato obiettivo scegliendone un altro, ma non eliminando nel contempo le tracce della vecchia idea.
Per il resto, troviamo particolari che ci rivelano la filiazione vandiniana: è una serie di delitti che si manifesta in una famiglia, e qui l'eredità è da Greene: del resto anche Tragedy of Y di Queen si riallaccia  a Greene, come pure Death in the Dark di Bishop. Qui oltre che esserci la coppia formata da un poliziotto amico del Capo della polizia, e dal Capo stesso (Philo Vance-Van Dine, Lord-Pons, Queen Ellery-Queen Richard) c'è anche la presenza del procuratore Merle che ci richiama quella di Markham in Van Dine. Inoltre la professione di Lola (attricetta e ballerina) ci porta alla mente quella di una celebre vittima vandiniana: la Canarina.
I particolari bizzarri (abbottonatura vestaglia, cadavere di Christine scomparso e poi ricomparso bagnato, tempo di morte precedente a quello di Lola e quindi nascosto laddove nessuno avrebbe mai visto, tenuto conto che la polizia aveva perquisito anche la terrazza dell'attico durante la nevicata dopo aver saputo che era scomparsa Christine Quires deall'appartamento, che era entrata ma nessuno l'aveva vista) e anche il maggiordomo cinese (che poi è una spia) ci portano più verso una collocazione queeniana che vandiniana, come se dopo l'exploit di Queen nel 1929 e il successo bissato nel 1930, Abbot avesse recepito anche l'influenza di Queen (il maggiordomo cinese ci richiama il maggiordomo filippino di Queen). Se vogliamo poi lui può aver influenzato a sua volta Queen e altri: dirò solo che in The Egyptian Cross Mystery c'è la stessa vendetta che viene da lontano, sia nel tempo che nello spazio (anche se lì è un pretesto), che si ritrova anche in Rhode e più in là nel tempo in De Angelis, e che deriva da Conan Doyle; Christine Quires, assassinata e occultata laddove nessuno avrebbe mai visto, che poi riappare e si trova che era morta precedentemente a Lola, ci richiama il primo romanzo di Hake Talbot, anche per la collocazione laddove il cadavere era stato occultato, fuori dalla finestra: lì in una rientranza architettonica, dove nessuno avrebbe posato lo sguardo, qui attaccato per la gola, per mezzo di una cintura, al pennone della bandiera dell'Hotel. Come pure l'ora della morte annunciata, deriva da The Four Just Men di Wallace, ripresa in Daly King nel 1935. E tanto altro.
Per esempio, la morte nel grattacielo, la cui spiegazione viene data solo risalendo nel passato, mi porta a pensare a Earl Derr Biggers e al suo Charlie Chan: in particolare a Behind that curtain, romanzo del 1928, che si svolge in un grattacielo e la cui storia ha una spiegazione solo nel passato. E se il dottor Multooler ci può richiamare alla mente il dottor Prouty queeniano e il dottor Doremus vandiniano, George Luckner mi richiama, proprio per come Colt lo tratteggia, uno scienziato più che un medico legale, il dottor Thorndyke di Freeman, lo scienziato che con una cultura enciclopedica riesce a risolvere, grazie ai suoi metodi scientifici, i casi più intricati: chi mai sarebbe riuscito ad identificare sulla base di due microscopici peduncoli trovati nella polvere della camera di Lola, addirittura un Centruroides Exilicauda?
Solo che Abbot, attirato dal nome altisonante dello scorpione, non si è sufficientemente documentato, come invece solevano fare altri scrittori coevi: il Centruroides Exilicauda, pur essendo uno scorpione velenoso, non è mai mortale (sempre che non vi siano altre affezioni concomitanti, che rendano l'azione del veleno maggiormente pericolosa. Ma qui non si dice nulla di pregresse condizioni fisiche di Lola e di Christine. Quindi...).
Insomma, un romanzo che prende e da tanti spunti e accenni, molto godibile in alcune parti, ma che non si smarca per l'originalità e la forza dirompente dei romanzi precedenti.
Traduzione eccellente di Igor Longo.

Pietro De Palma

martedì 3 aprile 2018

Helen McCloy : Omicidio al telefono (Murder Is Everybody’s Business, 1951) – da “Ellery Queen presenta Estate Gialla”, Mondadori, 1964

Molto tempo fa parlammo di quella che è considerata unanimemente ancora, la miglior scrittrice statunitense di crime fiction, Helen McCloy. Ne parlammo, introducendo forse il suo romanzo maggiormente ammirato, cioè Through a Glass, Darkly. Helen McCloy a riguardo di quel romanzo buttò giù uno dei romanzi più emblematici sul delitto impossibile. Tuttavia esplorò anche altri generi. Oggi parliamo di una novella, un romanzo breve, presentato sull’ Ellery Queen Mystery Magazine dell’ Aprile 1953, Murder Is Everybody’s Business.
Scritto nel 1951, questo romanzo breve, è presente solo in quel magazine, e in Italia, su Ellery Queen presenta Estate Gialla 1964, la primissima stagione mondadoriana. Infatti non fu successivamente compreso in altra silloge di racconti: nè in The Singing Diamonds and Other Stories, nè nella più recenteThe Pleasant Assassin and Other Cases of Dr. Basil Willing.
Amy Corbett è ritornata a casa, ma non ha trovato nè la madre Natalie nè il fratello Peter. Pertanto ben conoscendo la madre e supponendo stia prendendo il tè a casa dei Gregory con Esther, chiama al telefono. Tuttavia, diversamente da quanto si aspetti, nonostante chi risponde al telefono vada a vedere se la sig.ra Corbett sia reperibile, ella per un caso ode una conversazione privata tra due persone, che progettano un omicidio. Avendo capito che per un caso, non le hanno dato Casa Gregory ma la casa del suo amico Allan (ha infatti sentito un gatto miagolare, evidentemente il siamese di Allan), comincia ad essere inquieta, perchè la voce femminile le ricorda qualcuno che lei conosce, e d’un tratto associa ad Esther. Esther è sposata a Curtis Gregory, favolosamente ricco. Quindi se lei progetta con qualcun altro, la cui voce dura e roca lei non riconosce, di uccidere qualcuno col Nembutal, questo dev’essere per forza Curtis, per ereditarne il patrimonio e quindi sposare il suo amante.
Amy riserva la sua scelta del personaggio chiave a tre persone, che evidentemente sono le sole che possano incarnarne l’identità: l’amico Allan, medico condotto, che negli ultimi anni ha avuto successo tanto da ampliare e rimodernare la sua tenuta; il fratello Peter, e l’assicuratore MatthewPayne. E’ quest’ultimo che Amy sospetta. La sua ipotesi si tramuta in certezza quando vede lo sguardo magnetico dal quale sono soggiogati sia Esther che Matthew, quando si fissano.
Amy in sostanza cerca di portare dalla sua parte Murchinson, l’Assistente del Procuratore distrettuale, ma con delusione si accorge che sia Allan, il suo miglior amico, che il fratello  Peter, pur ammettendo che lei non ha mai detto bugie, rivelano all’autorità inquirente, che lei ha sempre avuto una fervida immaginazione. In sostanza, la smontano. Amy vorrebbe impedire l’omicidio di Curtis, che però è sinceramente innamorato della moglie e rifiuta ogni possibile ipotesi concernente un complotto a suo danno, anzi la difende e per tramite della sua amica, la madre di Amy, riesce a convincerla che Esther non è quella che lei crede. Tuttavia sul più bello, un cadavere davvero viene scoperto: non è quello di Curtis, ma di Sharpe, una specie di tuttofare, che si occupa di fare anche il giardiniere: è lui che aveva risposto ad Amy al telefono, e quindi doveva aver visto chi Esther aveva incontrato. Sharpe è morto per una zoccolata della cavalla di Alan, la bestia più mansueta di questo mondo: si scoprirà che è stato ucciso da chi impugnando il ferro di cavallo, gli aveva dato un fatale colpo in fronte.
La sorpresa di Amy si ha quando capisce che non c’era stato nessun imbroglio sulla linea telefonica e che lei non aveva sentito i due complottare la morte di qualcuno in casa di Allan assente, ma in casa Gregory: che in sostanza non c’era stato nessun disturbo sulla linea, e la ricerca di sua madre era stata fatta proprio in casa di Curtis. Dev’essere stato qualcuno di intimo in quella casa, ed è per questo che Sharpe era stato ucciso, testimone scomodo.
Quando Amy è sicura che Payne sia il suo uomo, accade l’inverosimile: qualcuno nel giardino della villa, di notte, cerca di ucciderla e a salvarla è proprio Matthew. A questo punto tutto il castello di carte cade: Matthew confessa di non essere un assicuratore ma un agente assicurativo, che investiga sulla morte di Charley Maitland, un suo amico oltre che primo marito di Esther, la cui morte era stata classificata come incidente in casa (era caduto dalla carrozzella), e  si era tramutata in una rendita assicurata per la moglie. Payne sospetta che qualcuno abbia ucciso il suo amico, qualcuno mai ritrovato, in sostanza l’amante sconosciuto di Esther.
Un altro fatto inspiegabile accade: viene ucciso un gatto. Che male mai aveva fatto quella bestiola per essere sventrata?
Mettendo insieme la morte del gatto, la morte di Sharpe, una allergia al pelo del gatto che deve aver provocato la modificazione della voce di qualcuno, la morte di Maitland, e la tentata aggressione di Amy confusa con se stesso, Payne troverà il bandolo della matassa, anche se gli assassini la spunteranno nei confronti della giustizia, utilizzando quello stesso Nembutal che avevano sottratto precedentemente, suicidandosi uno nelle braccia dell’altro.
Si tratta di un romanzo breve dalla struttura singolare: comincia infatti come un thriller – Amy crede di conoscere l’identità di una dei due complottisti e immaginando chi possa essere la vittima, deve fare di tutto per salvarla – ma poi si trasforma in un mystery, quando il morto si trova, solo che non è chi si sarebbe immaginato, e bisogna capire perchè e per come sia stato ucciso.
McCloy ribalta il concetto stesso di Whodunnit, dimostrando come con gli stessi soggetti del dramma, non sempre l'azione si svolge come saremmo tentati a pensare e alla fine, nonostante ci fossero degli indizi che valevano per tutti, nessuno avrebbe mai pensato ad un finale sconvolgente come questo.
La psicologia dei personaggi è appena abbozzata, ma siccome vi è una grande idea di fondo, che sconquassa il velo della rivelazione e crea un nuovo finale, con un secondo assassino impensabile, e soprattutto con una nuova seconda vittima che sarebbe dovuta essere immolata per coprire un vecchio delitto, il lavoro scivola che è una bellezza. La fantasia immaginativa di McCloy per ribaltare la soluzione e crearne un’altra, è al massimo grado,giacchè con gli stessi personaggi e le stesse soluzioni, riesce ad imbrogliare il lettore facendogli  accettare una certa verità, che è invece assolutamente campata in aria perchè….
L’idea dell’allergia è assolutamente geniale, e spiega anche lo sventramento del gatto e anche la morte di Sharpe, perchè da essa dipende l’accertamento dell’identità dell’amante di Esther.

Pietro De Palma