sabato 23 settembre 2017

Pubblicato articolo su novella di Ellery Queen

PUBBLICATA,
SUL MIO BLOG DI CRIMINI IMPOSSIBILI E CAMERE CHIUSE, 
UNA STANZA PER MORIRCI
la Dissertazione su 
LA LAMPADA DI DIO 
di 
Ellery Queen

venerdì 22 settembre 2017

“Il doppio”, comune denominatore ne “Il caso dei fratelli siamesi” di Ellery Queen



Avevo visto esposto tempo fa, in una libreria, un romanzo di Alexandre Dumas che non conoscevo: Les freres corses, “I fratelli corsi”, un breve romanzo o racconto lungo che dir si voglia. Una bella storia, potrei dire una ghost story : in una famiglia corsa, nell’imminenza della morte, nel ramo maschile, appare un defunto, a chi sta per passare a miglior vita. Ma, se ne parlo, è perché al centro della storia vi sono 2 fratelli, Lucien e Louis che si somigliano come due gocce d’acqua: 2 fratelli monozigoti. Sono lontani, uno a Parigi, l’altro in Corsica, ma sono uniti da quella telepatia che molte volte pone in stretto legame 2 fratelli gemelli. E così quando uno viene ucciso in un duello, l’altro nello stesso identico momento sente un forte dolore nel punto del torace dove l’altro è stato ferito mortalmente, prima che il fratello, seguendo la tradizione di famiglia, gli compaia a chiedere giustizia. Orbene, mentre leggevo questo romanzo di Dumas, mi è balzato singolarmente davanti agli occhi il tratto d’unione con un grande romanzo di Ellery Queen: “Il Caso dei Fratelli Siamesi”, che tratta di fratelli, siamesi e non, ma che tratta soprattutto “il tema del doppio”, per la prima volta, nei romanzi di Ellery Queen.
Prima del romanzo in questione, che è il settimo firmato da Ellery Queen, i due cugini Dannay e Lee avevano pubblicato The Roman Hat Mystery, The French Powder Mystery, The Dutch Shoe Mystery, The Greek Coffin Mystery, The Egyptian Cross Mystery, The American Gun Mystery, e anche 3 romanzi sotto lo pseudonimo di Barnaby Ross: The Tragedy of X, The Tragedy of Y, The Tragedy of Z. Va detto che oramai nel 1933 Frederick (Daniel Nathan) Dannay detto “Danny” e Manfred Bennington (Manford Lepofsky) Lee detto “Manny”, cugini e nati entrambi nel 1905, erano sulla cresta dell’onda: i loro romanzi andavano a ruba.
All’inizio il loro investigatore si comportava alla maniera di Philo Vance, e dal creatore di Philo Vance, S.S. Van Dine ( i cui titoli seguivano la formula base : The + Sostantivo + Murder Case), i due cugini mutuarono la caratteristica formula base del titolo: The + Aggettivo di Nazionalità + Sostantivo + Mystery, cosa che andò avanti fino al 1935, quando cioè, con Halfway House (1936), quest’abitudine terminò. All’inizio, tuttavia, pur consci del valore del loro primo manoscritto, The Roman Hat Mystery, essi penarono per riuscire a piazzarlo presso qualche editore: solo Frederick A. Stokes gliel’accettò, dimostrando il fiuto che altri non avevano saputo valutare, tanto più che i due avevano vinto il concorso bandito nel 1928 dalla rivista McClure’s e dalla casa editrice Lippincott  per la migliore opera prima poliziesca, ma poi la rivista era fallita e passata di mano ad altro editore, che invece di pubblicare il loro romanzo aveva scelto altro.
Il loro più grande personaggio è stato Ellery Queen che poi ha dato il nome alla loro ditta comune: il suo nome si fa risalire all’amico d’infanzia di Danny, Ellery Hermann, più che al poeta William Ellery Leonard (in gioventù Danny aveva coltivato velleità poetiche) o all’editore Ellery Sedgwick.
Va detto anche che i due cugini avevano il fiuto degli affari e molto intelligentemente, i romanzi che hanno come protagonista non Ellery Queen ma l’attore shakespeariano Drury Lane, erano stati dati alle stampe con altro pseudonimo, Barnaby Ross. Francis M.Nevins Jr., storico autore del celebre studio critico su Ellery Queen, “Royal Bloodline: Ellery Queen Author and Detective”, afferma che il nome Barnaby Ross potrebbe essere stata la reminiscenza di un palazzo in Elmira conosciuto come Barnaby’s Barn, in cui Dannay spesso giocava quando era bambino e che figura nel suo romanzo autobiografico The Golden Summer, anche se in effetti Barnaby Ross viene menzionato per la prima volta in The Roman Hat Mystery,”La Poltrona N.30″, nell’introduzione (che in Italia è disponibile solo nell’edizione tradotta da Montanari): lì viene collegato Richard Queen (e suo figlio Ellery) a Barnaby Ross: “.. ..” . Interessante è che l’estensore delle introduzioni, che compaiono nei primi romanzi, sono firmate da un fantomatico J.J. McC. Nella prima, quella appunto di The Roman Hat Mystery, vengono affermate delle cose di cui non si troverà più traccia nei successivi romanzi: Ellery è sposato ed è padre di un bel bambino, vive in Italia, ed Ellery Queen e Richard Queen sono solo pseudonimi. Ma la cosa più interessante, una vera chicca riguarda il famoso J.J.McC. C’è chi ha osservato, infatti, che un  McClure è presente in uno degli ultimi romanzi di Ellery Queen, Face to face; nessuno si è accorto però che questo nominativo rimanda a chi bandì il concorso per il quale i due Queen concorsero con il loro primo romanzo: la rivista McClure.
I due cugini avevano adottato una tecnica (che potremmo dire) di marketing: creare una finta querelle sul valore dei romanzi (indiscusso) rimpallandosi accuse e contraccuse e sfidandosi pubblicamente e vicendevolmente su presunte qualità nel risolvere deduttivamente dei delitti. Il tutto era partito con la convocazione presso una scuola di giornalismo dei due, al fine di illustrare le tecniche di scrittura: era stato tirato a sorte chi dovesse recarvisi ed era uscito Lee che vi si era recato mascherato. Sfruttando la maschera nera, in un secondo tempo, i due presero ad affrontarsi anche sul palcoscenico: Dannay impersonava Barnaby Ross, mentre il cugino Ellery Queen. La popolarità dei due arrivò alle stelle e cominciò a circolare persino la voce che Ellery Queen fosse un altro pseudonimo di S.S. van Dine, mentre Barnaby Ross lo era del grande critico americano Alexander Woolcott (che si vantava di essere stato fonte di ispirazione per il Nero Wolfe di Rex Stout). Poi un bel giorno, il 10 ottobre 1936, sul Publishers Weekly, i due ammisero che era stato un loro bluff, riuscitissimo, per imporre dei romanzi che forse avendo un protagonista diverso avrebbero potuto risentire della disaffezione del pubblico dei lettori, oltre che la stessa produzione vertiginosa di romanzi avrebbe potuto inflazionare le vendite degli stessi.
Nel 1933, intanto, era comparso The Twin Siamese Mystery, che s’impose nella loro produzione per svariati motivi, come uno dei migliori romanzi in assoluto del loro primo periodo creativo, contraddistinto dall’oramai celebrata “Sfida al lettore”.
Nevins dice in merito al romanzo in esame: “..Nel successivo The Siamese Twin Mystery (II caso dei fratelli siamesi, 1933) Queen tenta nuovamente di infondere una dimensione filosofica nell’enigma deduttivo for­male, riscuotendo un notevole successo ad entrambi i livelli. Ellery e suo padre, di ritorno da una vacanza in Canada, restano intrappolati dall’incendio di una foresta su un fianco della Arrow Mountain. La loro unica speranza consiste nel salire verso la cima della montagna, e un bel po’ dopo il tramonto scoprono una casa sulla vetta. Ora che l’incendio divora l’intera base del monte, i due Queen trovano assai gradita l’ospitalità loro offerta dal dottor John Xavier, eminente chirurgo ormai in pensione, e dalla sua strana famiglia, ma ben presto appare chiaro che qualcosa non va per il verso giusto. Chi è l’odioso ciccione che vaga per la montagna? Perché diversi anelli sono stati rubati all’interno della casa durante la settimana preceden­te? Chi è la donna sconosciuta che si nasconde in una delle camere da letto del piano superiore? E chi o che cosa è quella creatura simile a un granchio che si aggira per i corridoi della casa di notte? Il mattino dopo il dottor Xavier viene trovato ucciso da un colpo d’arma da fuoco nel suo studio, con un solitario dinanzi a sé e la metà strappata di un sei di picche in mano. I due Queen devono risolvere il delitto da soli, poiché ormai l’incendio ha isolato la vetta, e nonostante l’incalzare delle fiamme ha presto luogo un secondo omicidio, questa volta con una vittima che stringe in pugno la metà di un fante di quadri. Il culmine viene raggiunto allorché il fuoco raggiunge la casa e tutti i membri della famiglia Xavier si rifugiano in cantina nell’attesa che le fiamme giungano fino a loro” . Come si vede, ce n’è abbastanza di carne da mettere sul fuoco, anche se onestamente, va riconosciuto che il romanzo, nonostante sia uno dei migliori del primo periodo creativo, è tuttavia meno intricato e cervellotico di The Greek Coffin Mystery , “Il Caso Khalkis”, che invece viene riconosciuto da molti e anche dallo stesso Nevins, come il “..romanzo investigativo più complicato, più spaccacervello e meglio costruito che sia stato pubblicato negli Stati Uniti durante l’Età dell’Oro del genere poliziesco”.
Innanzitutto vediamo come Arrow Head, la casa sulla vetta di una montagna attorniata dal fuoco che divampa, prefiguri un caso di Camera Chiusa allargata: è come un’isola, attorniata dal mare, da cui l’assassino non può fuggire, come “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie o ancora in modo più attinente, come l’assassinio in una casa al di fuori della quale c’è un ciclone e quindi da cui non si può uscire, in “La casa nel ciclone” di Newton Gayle. Le fiamme che attorniano Arrow Mountain, più o meno tra il Wyoming e l’Utah, costringono tutti gli occupanti della casa, tra cui anche l’omicida e il detective, a convivere fino a quando non sarà finita. In un certo modo Ellery, rinchiuso in cantina con gli altri, spiega la soluzione, quale antidoto alla paura di finire arsi: è un modo come un altro per non pensare ad un male più grande, riflettendo su un male più piccolo in quel momento: quello scaturito in quella casa e di cui lui, in quel momento, è supremo arbitro.
Il romanzo si pone come uno degli esempi migliori di quella caratteristica tutta queeniana, che è "the dying message",  comparso per la prima volta in occasione del terzo omicidio di The Tragedy of X: la vittima prima di esalare l’ultimo respiro, cerca di indirizzare con un messaggio specifico, chi saprà interpretarlo in maniera appropriata: qui per es. è una carta, prima il sei di picche, poi il fante di quadri, tagliato a metà: vedremo quale altro significato potrà avere nel prosieguo del ragionamento, ma qui limitiamoci semplicemente a segnalarlo. Faccio notare una cosa che mi è balzata alla mente: leggendo questo romanzo, al tempo in cui fu scritto, chiunque, senza averne la prova certa, avrebbe però potuto ipotizzare (oltre quello che si era letto nell’introduzione a The Roman Hat Mystery) un legame tra Barnaby Ross ed Ellery Queen, sulla base proprio di Tragedy of X: infatti, The Twin Siamese Mystery, muore un X anzi, ne muoiono due: quindi, a ben donde, anche questa è una Tragedia di X !
Tuttavia questo mirabolante romanzo si segnala per una serie di estrose deduzioni e variazioni sul tema della falsa confessione; e per due caratteristiche: la prima, connaturata alla vicenda narrata, è la mancanza del corollario degli agenti e del sergente Velie che di solito compaiono nei primi romanzi; la seconda, molto più importante, è la mancanza di The Challenge to Reader, “La sfida al Lettore”. Infatti questo è il primo romanzo in cui manca, anzi per essere più preciso, in cui sembrerebbe mancare: infatti, nella cantina, mentre al di fuori il fuoco divampa nella casa e minaccia le loro stesse vite, Ellery si rivolge ai presenti e chiede: “..Prima che vi racconti la mia storiella, non c’è nessun altro, come Smith, che ha una confessione da fare? Ci fu silenzio. Ellery studiò lentamente i loro volti, uno per uno.. – Ostinati sino alla fine, vedo. Allora dedicherò i miei ultimi..i miei prossimi momenti a questa faccenda..” (E. Queen,  The Twin Siamese Mystery, Il Caso dei Fratelli Siamesi, Speciale Del Giallo Mondadori n.38 del  2003, trad. Gianni Montanari, pag. 229). 
Stefano Benvenuti e Gianni Rizzoni, autori di una celebrata opera Mondadori di molti anni fa, “Il Romanzo Giallo”, affermavano che in realtà, anche se non vi è alcuna segnalazione di una “Sfida al Lettore”, essa era camuffata : siccome l’invito al colpevole non avrebbe avuto senso perché quello non si sarebbe certamente fatto avanti, essi concludevano che l’invito non poteva che essere rivolto al lettore stesso.
Tuttavia io personalmente son rimasto sempre un tantino disorientato da questa sofistica spiegazione: perché mai, proprio in un romanzo come questo, la sfida sarebbe dovuta mancare e non anche in altri? Io invece non vorrei che “La Sfida al Lettore” in realtà ci fosse, magari nella prima edizione, quella rarissima di Stokes, e poi con la continua pubblicazione in formati economici e non integrali, questa forma di sfida fosse andata persa. Del resto degli scritti di Ellery Queen, alcune cose sono rarissime e non solo le prime edizioni di Stokes ma anche per esempio gli esemplari della prima rivista di racconti pubblicata dai due cugini. Comunemente si sa che essi fondarono la EQMM; ma non si sa per esempio che, prima della pubblicazione di essa a partire dal 1941, essi avessero tentato di pubblicare un’altra rivista (che avrebbe dovuto presentare romanzi e racconti selezionati), di cui uscirono solo quattro numeri (rarissimi e i cui prezzi nel caso si trovassero varrebbero cifre astronomiche) mentre un quinto in forza di pubblicazione, non fu pubblicato: Mistery League.
La critica ha dibattuto a vario modo sull’importanza di questo romanzo, non tanto per la sua struttura, ma per ciò che sottende alla sua realizzazione. Infatti è questo il primo romanzo in cui molti segnali disseminati nella trama, rimandano ad un malessere sempre più forte, un vero e proprio disagio, che si era instaurato tra i due cugini. Essi infatti, pur uniti dalla loro storia e dalle loro comuni origini ebraiche, pur avendo insieme creato dei best sellers, poco a poco si erano resi conto di essere entrati in un gioco che andava al di là della loro sfera personale (che avrebbe compreso poi testi per trasmissioni radiofoniche, sceneggiature per il cinema, e la creazione dell’ EQMM, L’Ellery Queen Mystery Magazine, dove sarebbero state raccolte le migliori storie brevi, racconti, del panorama poliziesco internazionale). I due non si sopportavano più, e finivano spesso per litigare, anche in maniera plateale, come quando, mentre erano in uno studio radiofonico, venne sospesa una trasmissione a causa delle grida che si sentivano provenire da altro ambiente dove stavano “discutendo” i due cugini: andò a finire, che per non stare neanche troppo vicini, uno andò a vivere in e l’altro in: Manfred Lee si occupava della stesura del romanzo e dello stile, mentre Frederick dell’invenzione della messinscena narrativa e del plot. In pratica il modus agendi della coppia si è potuto evincere allorché alcuni anni fa, Crippen & Landru ha pubblicato l’ultimo romanzo inedito della coppia: si tratta di Tragedy of Errors, un canovaccio lungo una settantina di pagine scritto da Dannay e poi, dopo la morte di Lee, rimasto in un cassetto fin quando, dopo la morte di Dannay, è stato riscoperto: “Danny” scriveva le trame e ideava il plot, mentre poi a stendere il romanzo nella forma definitiva, ci pensava “Manny”. Insomma..la mente e il braccio!
Remi Schulz, un grande studioso di enigmi,francese, e grande esperto di Cabbala, ha scritto degli interessanti articoli, esaminando alcuni aspetti dell’opera di Queen: le tesi che egli porta avanti non ci sentiamo del tutto di condividere, in quanto egli tendenzialmente cerca di portare acqua al suo mulino, ma alcune delle sue considerazioni sono veramente interessanti, tanto più che il significato nascosto nei testi, è la caratteristica della Kabbalah, dottrina che due ebrei come i due cugini dovevano conoscere se non condividere : “..est le septième roman des Queen, effectivement paru fin 33, l’un des plus réussis de cette première période fort prisée par Borges qui s’est déclaré peiné de la bifurcation des Queen hors du sentier de la pure déduction..”. 
Remi Schulz cita anche un celebre racconto di Juan Antonio Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano (Borges è presente con qualche racconto in EQMM)  facendo riferimento al fatto che ad un certo punto la via che i due cugini avevano percorso insieme, si fosse arrestata dando origine ad una biforcazione sul sentiero della pura deduzione: in pratica secondo lui Borges, scrivendo il racconto si sarebbe metaforicamente riferito ai due Queen. Questa a noi pare un’interpretazione presa per i capelli: Schulz in sostanza rileva la somiglianza di Herbert Quain, scrittore inventato e protagonista di un altro racconto, Esame dell’opera di Herbert  Quain, con Ellery Queen, che per lui è fortemente indicatrice, anche perché Borges era stato ospitato su EQMM e il racconto che di lui cita è poliziesco. Il fatto è che la comune interpretazione di Il giardino dei sentieri che si biforcano, è basata sulla presa in esame del Tempo non in senso assoluto ma relativo, “una rete crescente di tempi divergenti, convergenti e paralleli..che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità” (J.L.Borges : Finzioni – Trad. Franco Lucentini, Einaudi, 1955 ristampa 2010,pagg.90-91).
Interpretazione metafisica, potremmo dire fantascientifica, ma non poliziesca. Va detto però che Il giardino dei sentieri che si biforcano è del 1941, tempo in cui i due probabilmente avevano già maturato la volontà di stare divisi (anche se apparve su EQMM solo nell’agosto del 1948: traduttore fu Anthony Boucher). E se Schulz pensa a Queen come ispiratore di Quain è perché, ma non lo dice, c’è qualcosa che lega indissolubilmente questo ipotetico romanzo di autore inventato, a Ellery Queen: il narratore dice che “..L’editore lo mise in vendita negli ultimi giorni del novembre 1933. Ai primi di dicembre dello stesso anno, le gradevoli e ardue involuzioni del Siamese Twin Mystery affaccendarono sia Londra che New York..” (J.L.Borges: Finzioni, Esame dell’opera di Herbert Quain, trad. Franco Lucentini, Einaudi, 1955 ristampa 2010, pag.64).
Prendiamo in esame un altro passo assai significativo del suo studio: “..Le mystère du jumeau siamois, du Siamese twin, est peut-être une première manifestation de ce malaise entre les cousins. Alors que tous les premiers Queen sont parus avec la reine de carreau (Queen of diamonds) en couverture, Dannay a convoqué ici une dame Carreau d’origine française mère de jumeaux xiphopages ; un chirurgien spécialisé envisage de les séparer, il est assassiné ; un des jumeaux est soupçonné à cause d’un valet de carreau coupé en deux (une double figure tête-bêche dans un jeu américain), ce qui pose le délicat problème du châtiment..”.
Per chi non conosce il francese, Schulz afferma che “il mistero del fratello siamese può essere una prima manifestazione di questo disagio dei due cugini. Allora che tutti i primi (romanzi) di Queen presentano in copertina una regina di quadri, Dannay ha convocato qui una signora Carreau di origine francese, madre di gemelli siamesi; un chirurgo specializzato in operazioni di separazione viene assassinato; uno dei gemelli è sospettato a causa di un fante di quadri tagliato in due pezzi (una doppia figura nel gioco di carte americano), che pone il  delicato problema della pena..La nonna comune dei due cugini Dannay e Lee si chiamava Rachele, il nome della regina di quadri nel gioco francese”.
In effetti quello che dice Schulz può avere una sostanza reale: le prime edizioni dei romanzi di Queen, prima de “Il Caso dei fratelli siamesi” presentano in effetti una regina di quadri in copertina, che rappresenterebbe come logo la ditta dei due cugini: perché proprio una regina di quadri e non di picche o di fiori o di cuori? Schulz dice che qui c’è una Carreau (vero) e Madame Carreau madre  dei due fratelli siamesi metaforicamente rappresenta una donna di quadri, madre di due fratelli siamesi (un nome, Ellery Queen, che nasconde l’unione di due persone, che sono per forza uniti pur avendo due menti e due corpi diversi, e che vorrebbero distaccarsi: i due cugini); c’è un chirurgo esperto in separazioni di fratelli siamesi che muore assassinato (in sostanza nel momento in cui i due cugini avrebbero potuto essere divisi, è intervenuto qualcosa a sancire la loro indivisibilità). Il fratello siamese che viene sospettato lo è a causa di un fante di quadri diviso in due (una carta che ha il fante speculare nelle due metà della carta): ancora una rappresentazione della riunione di due persone in una. Tacciamo sul resto: la mano sinistra aperta e quella destra chiusa, il ragionamento sul fatto che non fosse mancino, e quindi sulla volontarietà dell’atto, tanto più che la rigidità cadaverica sarebbe cominciata subito dopo la morte, a causa del fatto che fosse diabetico: ma questa particolarità è presente anche in un altro romanzo, The Egyptian Cross Mystery, scritto precedentemente a questo, insomma un particolare che i due avrebbero utilizzato adattandolo ad altro contesto.
Ma per quale motivo innanzitutto i due Queen avrebbero scelto una Donna di quadri invece che quella di altro seme? Il seme del quadri secondo noi è peculiare nei quattro e ha una caratteristica che gli altri non hanno: rovesciata, è sempre un quadri, non c’è cioè un verso: le picche rovesciate sono rovesciate, i cuori e i fiori altrettanto, ma il quadri rovesciato non lo è, non si può vedere se lo sia, è la rappresentazione dell’unità, della perfezione dei semi. Tuttavia la ragione più profonda della scelta, è data dalla storia familiare comune ai 2 cugini, singolarmente collegata ad una carta da gioco. Se riandiamo all’origine dei giochi di carte, troviamo che la capitale vera e propria, il luogo dove per la prima volta le carte francesi furono usate e da dove si diffusero altrove, nei Paesi limitrofi, fu, dal XVI secolo, la città di Rouen: lì in particolare, alle carte con soggetti (ai fanti, alle regine, ai re) vennero dati dei nomi. In origine la tabella dei nomi era la seguente:         
Re di Picche = David, Re di Cuori=Alexander (Alessandro Magno), Re di Quadri= Caesar (Giulio Cesare), Re di Fiori=Charles (Carlo Magno); Fante di Picche=Hector (Ettore, principe di Troia),Fante di Cuori=La Hire (Etienne de Vignoles, comandante dell’esercito francese nel tempo di Giovanna d’Arco), Fante di Quadri=Ogier (uno dei cavalieri di Re Artù), Fante di Fiori=Judas Maccabaeus (Giuda Maccabeo); Regina di Picche= Pallas (Pallade Atena), Regina di Cuori= Rachel (Rachele, moglie di Isacco),Regina di Quadri=Argine (anagramma di Regina), Regina di Fiori=Judith (Giuditta).
Secondo una interpretazione molto interessante, alcuni di questi nomi sarebbero delle storpiature francesi: così Argine (che non si è ancora riusciti a capire a chi si riferisse) deriverebbe da Argeia, mitica principessa della città Argo; Rachel non si riferirebbe a Rachele ma a Ragnel moglie di Sir Gawain, un altro dei cavalieri della Tavola Rotonda; e infine La Hire potrebbe derivare da Aulus Hirtius, uno dei comandanti di Giulio Cesare. In questo modo le 12 carte a soggetto apparterrebbero a 4 grandi famiglie: personaggi biblici, personaggi di derivazione greca, personaggi di derivazione romana, personaggi cristiani. Tuttavia, quando le carte da gioco si furono adeguatamente diffuse in Francia, alla terminologia di Rouen si affiancò quella di Parigi, che aveva delle differenze, una delle quali a noi interessa particolarmente:  il Re di Cuori diventa Charles e quello di Fiori, Alessandro Magno, mentre gli altri sono invariati; il Fante di Picche è Ogier, quello di Cuori.. La Hire, di Quadri..Ettore, e di Fiori..Judas Maccabaeus; infine la Regina di Picche è Pallade, la Regina di Cuori è Judith, la Regina di Quadri è Rachel, la Regina di Fiori è Argine. Puntiamo l’attenzione su Rachel=Regina di Quadri: le madri dei due cugini, le sorelle Rebecca e erano figlie degli emigranti ebrei russi, Leopold e Rachel Wallerstein : Rachel..ecco il nesso!  Del resto anche Remi Schulz vi accenna : “La grand-mère commune aux cousins Dannay et Lee se prénommait Rachel, le nom de la reine de carreau dans les jeux français”. Tuttavia Remi Schulz per il romanzo in questione in pratica si ferma qui; noi invece.. andiamo  avanti.
 Notiamo innanzitutto che a questo punto, se Rachele, Regina di quadri nelle carte francesi, era anche il nome della nonna materna dei 2 cugini, e se nel romanzo abbiamo una Madame Carreau ( che secondo Luca Conti potrebbe esser stata una reminiscenza di Madame Laveau, la regina del Voodoo in New Orleans) e Carreau in francese designa il seme di quadri  madre dei due gemelli siamesi  Francis e Julian, significa che possiamo idealmente e giustamente associare Francis e Julian a Dannay e Lee, e la stessa carta, il Fante di Quadri (doppia nella specularità dei due fanti) può, in virtù dell’associazione Carreau=Quadri=Queen, rappresentare non solo uno dei due fratelli siamesi, ma anche uno dei due cugini Queen, come pure, più ancora singolarmente, la carta strappata in due può significare una unione..strappata: la divisione di una unità in due.
Ma quello che ho osservato in particolare è una cosa su cui nessuno ha posto la propria attenzione: per quale motivo il chirurgo si chiama Xavier? Innanzitutto Xavier non è un nome comune in USA, almeno non è comune come John, Bill, Jack: dove i Queen avrebbero tratto l’ispirazione e perché avrebbero proprio scelto questo nome a rappresentare il chirurgo che ha il compito nel romanzo di separare i due fratelli siamesi?
Osservo innanzitutto che il romanzo è del 1933: da alcuni anni aveva cominciato a suonare in New York un grande musicista di origine spagnola, che aveva messo su una propria band, specializzandosi nella musica d’accompagnamento e soprattutto in tanghi, per cortometraggi e lungometraggi, e a partire dal 1931 era diventata la principale attrazione della stagione del Waldorf Astoria Hotel, uno dei più grandi e conosciuti di New York : Xavier Cugat. E’ possibile che il grande arrangiatore e musicista spagnolo-cubano, abbia fornito l’ispirazione per quel personaggio del romanzo? Secondo me, potrebbe essere possibile, ma comunque poi bisognerebbe vedere il perché proprio questo nome e non un altro li avesse colpiti: secondo me, all’origine della scelta del nome, ci fu la lettera iniziale: la X. Perché?
Abbiamo già fatto notare come questo romanzo si apparenta idealmente a The Tragedy of X , e quindi X potrebbe esser stata scelta per legare i due romanzi. Tuttavia, la X, nel nostro caso, potrebbe rappresentare il “bifrontismo” dei 2 cugini, il loro “doppio”: infatti la  X, la lettera CHI greca, rappresenta il Chiasmo, che ha una forma a croce: gli elementi si dispongono ” in corrispondenza inversa” l’uno nel confronto dell’altro, per cui ciò che è in basso a sinistra si specchia in ciò che è in alto a destra, e così via. Del resto la corrispondenza a chiasmo come coppia di opposti, si apparenta a quella delle due immagini speculari secondo un asse simmetrico, rivolte una verso l’altra o entrambe che guardano le due direzioni opposte, un bifrontismo che ci richiama il Dio Giano (tanto più che se notiamo la rappresentazione del dio bifronte e lo stilizziamo potremmo ricavarne una X. Poi chissà come pensandoci, ho notato come eufonicamente Jianus sia molto simile a John, il John di Xavier: in Ellery Queen tutto ciò che sembrebbe dettato dalle coincidenze non lo è e leggere tra i righi non è un esercizio campato in aria, ma connesso con le credenze ebraiche dei due cugini. Tra i due quello che era più versato a questi enigmi era ovviamente Dannay, tanto più che era lui a creare le basi delle sceneggiature e del plot : era lui a sentire di più questa necessità di staccarsi dal cugino?
 E Mark, l’altro fratello di John? Anche lui è un nome scelto apposta? Remi Schulz, sempre nel suo saggio, nota la singolarità del fatto che Twain sia molto vicino come forma della parola a Twins (Siamesi). Coincidenza ?
“..Dannay a écrit seul un roman, publié en 53 sous son vrai nom de naissance Daniel Nathan, The golden summer, basé sur des souvenirs d’enfance… Si The golden summer est bien plus qu’un doublon de Tom Sawyer, son titre semble calqué sur celui du premier roman de Twain, The gilded age (L’Age doré)”. Ci sembra di no, e ci sembra anche che l’osservazione di Schulz sia ancorché interessante: Dannay scrisse nel’53 un romanzo che parlava della sua infanzia, The Golden Summer, un romanzo molto simile se vogliamo all’oggetto del Tom Sawyer di Mark Twain, ma ancor più vicino nel titolo al primo di Mark Twain : The Gilded Age, “L’Età d’Oro”.
Osserviamo che tuttavia ambedue i soggetti, il fratello di John Xavier, Mark Xavier e Mark Twain hanno lo stesso nome: un altro tentativo di Dannay di collegarsi alle loro persone, un’ulteriore metafora?
Se proprio vogliamo, il tema del doppio è molto insistente nella produzione dei due cugini da questo momento: ho notato un’altra cosa di cui nessuno si è accorto,che cioè, per esempio, per fare un ulteriore collegamento alla questione dibattuta in questo articolo, il nome Mark, non compare solo in questo romanzo, ma anche altrove: c’è per esempio un radiodramma che si chiama “The Adventure of the Mark of Cain” . Il Marchio di Caino, cioè il marchio dell’assassino di Abele,  richiama singolarmente nel suo titolo anche due nomi fortemente caratterizzanti nella produzione queeniana: il Mark di cui abbiamo parlato, che è parte di un doppio (John-Mark) e Cain, che è parte di un altro doppio (Abel Bendigo-Cain Bendigo) in The King is Dead, “Il Re è Morto”, in cui compaiono altri due fratelli. Tra l’altro, a evidenziare l’importanza di queste accezioni nel continuum dell’opera queeniana, va ricordato che anche un capitolo di “There Was an Old Woman ”, si chiama “The Mark of Cain”.
Mark, Xavier, due fratelli. Ma..Xavier chi ci ricorda anche? A noi ricorda anche il telepate capo degli X-Men, il Professor Charles Xavier. Possibile che Stan Lee abbia guardato a Ellery Queen? E’ curioso, ma anche se non sarebbe proprio strettamente attinente ai richiami dei due Queen con il tema del doppio, notiamo come non solo Xavier ricorra nella saga degli X-Men (ancora una volta la X). Infatti, anche qui c’è un doppio: Xavier e il suo fratellastro, il malvagio prima e poi redento “Phenomenon”, che guarda caso si chiama Cain Mark . Strano, vero? E se proprio volessimo analizzare la figura, potremmo anche dire che i due Xavier sono molto simili: come John Xavier si occupa della separazione di fratelli siamesi, cioè di fratelli uniti mostruosamente a causa di una disfunzione genica, anche Charles Xavier si occupa di esseri umani nati mutanti in ragione di un gene particolare : il gene X. E se volessimo ancor più cercare il pelo nell’uovo, potremmo dire che i 2 fratelli siamesi non sono altro che dei mutanti. Quindi..
Nel mare delle cose interessanti di questo romanzo, mi è balzata in mente un’altra cosa che desidero far notare: nella mano destra di John Xavier viene ritrovato un frammento di “Sei di picche”. Il perché stringesse un frammento invece che una carta intera è già una cosa che mi ha fatto pensare e poi non viene spiegato: una supposizione che mi verrebbe spontanea è che John Xavier avesse strappato la carta e avesse stretto il frammento nel pugno per non far notare all’interno della mano qualcosa di anomalo che sarebbe potuta essere una carta; però, essa, anche se accartocciata, comunque non sarebbe stata visibile, e lui, medico, ancorché diabetico, avrebbe dovuto supporre una sua immediata rigidità cadaverica.
Ce n’è tuttavia un’altra curiosa: nel romanzo c’è il disegno di un sei di picche diviso in due frammenti: il primo, quello stretto nel pugno non è spiegazzato e rappresenta due semi interi e le punte di altri due; l’altro, quello spiegazzato, due semi interi e le radici visibili di altri due divisi per la metà. Ora, in cartomanzia, il sei di picche rappresenta un avviso per un errore che si potrebbe fare ma che non durerebbe molto (l’errore di aver prima individuato il colpevole, poi di averlo erroneamente scagionato ed infine di averlo inchiodato nuovamente?). Ma se prendiamo in esame i due frammenti ci troviamo di fronte ad un frammento che vale due picche e ad uno che ne vale quattro; ora il due di picche rappresenta una divisione (amore o amicizia), il quattro, una decisione difficile che si sta per prendere: la decisione difficile dei due Queen di separarsi? Tuttavia, nel primo capitolo della Parte Seconda, “Il sei di picche”, osserva Richard Queen che John Xavier ha utilizzato una carta con cui stava facendo un solitario ( allorché l’assassino gli ha sparato due proiettili nello stomaco: ancora la simbologia del due, quasi che nel momento in cui qualcuno volesse intervenire per separare l’unione di due, essi stessi volessero non essere separati) : “..Il sei in questione era tra il sette ed il cinque di quadri – mormorò l’ispettore”. In cartomanzia, il cinque di quadri rappresenta un’atmosfera di amicizia o di lavoro amichevole, mentre il sette di quadri il dover prendere una decisione su qualcosa che non si è preso precedentemente in considerazione. Mi sembra chiaro il riferimento al dover prendere una decisione difficile su una divisione che non si è voluta mai prendere in esame e che porterà ad una atmosfera di amicizia o di lavoro amichevole: una volta separati, i due cugini lavorarono alla stesura di molti altri romanzi, dividendosi i compiti ed evitando purtuttavia di stare assieme. Interpretazione arbitraria?
Ma, è bene ricordarlo, il pezzo di carta che John Xavier tiene stretto in pugno è quello con solo due semi di picche: quindi..divisione; mentre è stato accartocciato e buttato via, il secondo pezzo della carta, quello che significava “decisione difficile che si sta per prendere”: in altre parole, che l’ultima parola per la divisione (dei due cugini?) era già stata presa. E la decisione è tenuta dalla mano destra mentre la mano sinistra non ha nulla in mano: cioè, ancora ipotizzando, si potrebbe dire che la mano destra voleva la divisione, la mano sinistra no. Mano destra, mano sinistra, che appartengono alla stessa persona: altra rappresentazione per due diverse entità (Dannay e Lee) che fanno parte di un tutt’uno (La ditta comune Ellery Queen)? Questo ci porterebbe ad un’ultima domanda che per il momento, in mancanza di riscontri di natura biografica, rimane senza risposta: quale dei due cugini voleva la separazione e chi no? Si sa che Dannay era piuttosto introverso e aveva dei guai in famiglia mentre il cugino era di altra natura. Ma si potrebbe ipotizzare tutto ed il contrario di tutto, in mancanza di dati biografici oggettivi, su chi volesse, all’interno della coppia, più dell’altro distaccarsi: Dannay che era l’ideatore della trama e della messinscena del plot vi accenna, ma poi..nulla più.
Infine c’è un’altra cosa, non detta, che mi si è rivelata in tutta la sua importanza alla fine del libro: il Sei di Picche a saperlo interpretare bene poteva anche essere un modo per identificare l’assassino: stranamente Ellery Queen si ferma al valore della carta, il Sei e all’acrostico che lo indica : infatti  ”Il dottor Xavier..prima di morire ha accusato Six di averlo assassinato” (Cap. V; taccio sul significato delle parole dell’acrostico per non rivelare il nome dell’assassino). Si ferma a ciò e non va oltre. Molto strano. E io suppongo che originalmente Dannay avesse pensato di far rivelare a Ellery dell’altro, ma poi non l’avesse fatto. Cosa? Semplice. Perché Sei di picche e non quadri o fiori o cuori? La forma? Il significato di Picche = Morte? Secondo me c’è dell’altro. 
E’connesso alla terminologia francese, già utilizzata nel caso di Carreau = Quadri : in francese, Picche si dice Pique. Ora, qual è la strana affezione di cui è affetto l’omicida, e che si vedrà è alla base dell’intero romanzo? La cleptomania. In altre parole, c’è qualcuno che durante il romanzo ruba degli oggetti: anelli, ma anche di valore insignificante. E quale verbo in francese significa rubare? Voler, ma anche Piquer. Una cosa che sicuramente oltre a me anche Dannay deve aver pensato all’epoca, perché il riferimento mi sembra non casuale ma troppo diretto. E perché allora Ellery Queen non lo rammenta alla fine? Forse per non ricalcare il fatto di esser stato distolto da altre cose durante l’avventura? Ellery molto spesso finisce per fare il sapientone nei suoi primi romanzi, cioè tende a polemizzare e disquisire anche troppo, a prendere dei  granchi e poi alla fine essere costretto a fare dietro-front: non accade solo qui ma anche altrove. O forse è il segno di una precedente stesura utilizzata non del tutto? Non lo so.
Anthony Boucher, grande scrittore e critico di letteratura poliziesca, durante un’intervista, nel 1951, ebbe a dire : “The detective story itself was an American invention; and after a long period of British pre-eminence, Ellery Queen as writer and editor has done as much as anyone (and probably more) to make it once more an American possession. . . Ellery Queen is the American detective story”.
Possiamo non essere d’accordo?
                                                                                                                   Pietro De Palma

venerdì 15 settembre 2017

I Racconti e i Radiodrammi di Ellery Queen




C'è stato un periodo che in Italia, almeno nelle pubblicazioni da edicola Mondadori che assorbivano la maggior richiesta di romanzi polizieschi in Italia (almeno secondo l'ottica del segmento editoriale inaugurato in Italia, che voleva il romanzo Giallo relegato a passatempo e quindi merce da utilizzare durante i viaggi e in genere nel tempo libero), Ellery Queen era un'indicazione di qualità e per di più appariva con regolarità negli scaffali; ora un po' meno.
Conseguentemente a quest'amore mai completamente dimenticato del pubblico italiano verso una delle tre cuspidi del Whodunnit anglosassone (Agatha Christie, Ellery Queen, John Dickson Carr), nel 1984, la Casa Editrice Mondadori, vivente il vecchio presidente Arnoldo,  fondatore della cultura poliziesca in Italia con I Libri Gialli (le famose Palmine) alla fine degli anni '20, pensò bene, attraverso i suoi straordinari collaboratori (Laura Grimaldi, direttore responsabile; Gian Franco Orsi, caporedattore; Lia Volpatti), di varare uno straordinario progetto editoriale, mai più pensato: I Racconti di Ellery Queen.
La pensata, era concepita sulla base del concetto che il pubblico italiano, da sempre affezionato ai libri firmati Ellery Queen, avrebbe ben gradito una serie di volumetti che avessero presentato non l'opera omnia di Ellery Queen, enorme in se stessa, bensì i primi dieci romanzi, quelli basati sul whodunnit puro e l'enigma deduttivo formale e sul ragionamento spacca-cervelli, caratteristico dei romanzi da The Roman Hat Mystery del 1929  a Halfway House  del 1936, e tutti i racconti facenti parte delle antologie realizzate e pubblicate dai due cugini. Il progetto editoriale era per certi versi assai ardito, e all'avanguardia, in quanto vennero proposte per i romanzi, per la gran parte, le traduzioni approntate da Gianni Montanari.
Per i racconti si pensò bene di approntare le serie così come erano state consegnate in America. Va detto che nel corso degli anni, non solo Mondadori si era imposta in Italia nel panorama del poliziesco; varie altre Case editrici erano apparse: alcune erano rimaste, altre erano scomparse. Nerbini, Giachini, Pagotto, Martello, Impero: chi le ricorda più? Eppure un tempo diffusero romanzi notevoli! Tra le varie case editrici si affermò anche Garzanti, che negli anni '50 propose la sua collana più famosa, I Gialli Garzanti, volumetti con sovracopertina, come le Palmine anteguerra, che presentavano i più bei nomi della letteratura poliziesca mystery e hardboiled, tutti però in gran parte non presentati da Mondadori e comunque alternativi: tra questi Ellery Queen. Si assicurò l'esclusiva di alcuni romanzi (Il rovescio della medaglia, L’origine del male, Il re è morto e anche Il Calendario del Delitto) e racconti (Il calendario del delitto) .
Se tuttavia questa antologia era già uscita, Mondadori non la acquistò da Garzanti, ma invece pensò bene di proporla, tradotta da vari suoi collaboratori (che nel tempo avevano consegnato racconti per le Stagioni mondadoriane): Hilia Brinis, Marcella Dalla Torre, Tina Honsel, etc.. , opportunamente integrando i racconti mancanti con quelli già pubblicati da Garzanti (due tradotti dal mai dimenticato Bruno Tasso).

Così nell'aprile 1984, comparve la prima delle sei raccolte previste: Le avventure di Ellery Queen.
Con cadenza mensile, si aggiunsero alla prima le altre cinque: Le nuove avventure di Ellery Queen, Il calendario del delitto, Agenzia Investigativa Ellery Queen, Full di Queen, Esperimenti deduttivi di Ellery Queen, Il Milionario assassinato (per quest'ultima raccolta, alcuni racconti inediti furono tradotti da Gianni Montanari). A seguire, l’elenco di tutti i racconti queeniani:

 Le  Avventure di Ellery Queen (The Adventures of Ellery Queen, 1934)

L'avventura del viaggiatore africano (The Adventure of the African Traveler)

L'avventura dell'acrobata impiccata (The Adventure of the Hanging Acrobat)

L'avventura dell'un penny nero (The Adventure of the One-Penny Black)

L'avventura della signora barbuta (The Adventure of the Bearded Lady)

L'avventura dei tre zoppi (The Adventure of the Three Lame Men)

L'avventura dell'innamorato invisibile (The Adventure of the Invisible Lover)

L'avventura del portasigarette di tek (The Adventure of the Teakwood Case)

L'avventura del cane a due teste (The Adventure of the Two-Headed Dog)

L'avventura dell'orologio sotto la campana di vetro (The Adventure of the Glass-Domed Clock)

L'avventura dei sette gatti neri (The Adventure of the Seven Black Cats)

L'avventura del tea-party da pazzi (The Adventure of the Mad Tea-Party)



Le nuove avventure di Ellery Queen (The New Adventures of Ellery Queen, 1940)

La lampada di Dio (The Lamp of God)

L'avventura della caccia al tesoro (The Adventure of the Treasure Hunt)

L'avventura del drago cavo (The Adventure of the Hollow Dragon)

L'avventura nella casa delle tenebre (The Adventure of the House of Darkness)

L'avventura del ritratto che sanguina (The Adventure of the Bleeding Portrait)

L'avventura della finale di baseball (Man Bites Dog)

L'avventura del buono a nulla (Long Shot)

L'avventura del soprabito rubato (Mind Over Matter)

L'avventura del cavallo di Troia (Trojan Horse)



Il calendario del delitto (Calendar of Crime, 1952)

L'avventura del Club Interno (The Adventure of the Inner Circle)

L'avventura del mezzo decacent del Presidente (The Adventure of the President's Half Disme)

L'avventura delle Idi di Michael Magoon (The Adventure of the Ides of Michael Magoon)

L'avventura dei dadi dell'Imperatore (The Adventure of the Emperor's Dice)

L'avventura della tromba di Gettysburg (The Adventure of the Gettysburg Bugle)

L'avventura del matrimonio di giugno (The Adventure of the Medical Finger)

L'avventura dell'angelo caduto (The Adventure of the Fallen Angel)

L'avventura della cruna dell'ago (The Adventure of the Needle's Eye)

L'avventura dell'ABC... (The Adventure of the Three R's)

L'avventura del gatto morto (The Adventure of the Dead Cat)

L'avventura della bottiglia della verità (The Adventure of the Telltale Bottle)

L'avventura della bambola del Delfino (The Adventure of the Dauphin's Doll)



Agenzia Investigativa Ellery Queen (Q.B.I. - Queen's Bureau of Investigation, 1955)

La paura della signora Alfredo (Money talks anche The sound of blackmail)

Una questione di secondi (A matter of seconds)

Le tre vedove (The three widows anche Murder without clues)

I fratelli Mayfield (Driver’s seat anche Lady, you’re dead!)

Una zolletta di zucchero (A lump of sugar anche The mystery of the 3 dawn riders oppure Murder in the Park)

Dollari che scottano (Cold money)

Tagliato, tagliato, tagliato (The myna birds anche The myna bird mystery/Cut,cut,cut!)

Una questione d’onore (A question of honor)

L’accusato (The robber of Wrightsville/The accused)

Il mago del dollaro (Double your money/The vanishing wizard)

L’oro dell’avaro (Miser’s gold anche Love hunts a hidden treasure/Death of a pawnbroker)

Palla di neve (Snowball in July /The phantom train)

La Strega di Times Square (The witch of Times Square)

Giochi d’azzardo (The gambler’s club)

G I  Story (G I  Story)

Il libro nero (The black ledger/The mysterious black ledger)

E’ scomparso un bambino (Child missing! Kidnapped!)



Full di Queen (Queen's Full, 1966 )


La morte di Don Juan (The Death of Don Juan, 1962)

L'eredità Wrightsville (The Wrightsville Heirs, 1956)

Il caso Carroll (The Case Against Carroll, 1958)

E = Delitto (E = Murder, 1960)

Fuochi verdi (Diamonds in Paradise, 1954)



Esperimenti deduttivi di Ellery Queen (Q.E.D.: Queen's Experiments in Detection, 1968)

Parola d'ordine: mum (Mum Is the Word)

A scuola con Ellery Queen (Object Lesson)

Sosta vietata (No Parking)

Problemi di alloggio (No Place to Live)

I miracoli accadono (Miracles Do Happen)

La sposa solitaria (The Lonely Bride)

Mistero alla Biblioteca del Congresso (Mystery at the Library of Congress)

Il sosia (Dead Ringer)

La lettera rotta (The Broken T)

Un mezzo indizio (Half a Clue)

Vigilia di nozze (Eve of the Wedding)

L'ultimo a morire (Last Man to Die)

Il patto (Payoff)

Il Club dell'Enigma (The Little Spy)

In mancanza del Presidente (The President Regrets)

L'indizio di Abraham Lincoln (Abraham Lincoln's Clue)



Il milionario assassinato



L’avventura del milionario assassinato ( The Adventure of the Murdered Millionaire)

L’avventura del club dell’ultimo uomo  (The Adventure of the Last Man Club)

Il movente                                               (The Motive oppure Terror Town)

Lo zio d’Australia                                   (The Uncle from Australia)

Anniversario di Nozze                             (Wedding Anniversary)

I tre studenti                                            (The Three Students)

Un tipo strano                                         (The Odd Man)

L’avventura del truffatore onesto           (The Adventure of the Honest Swindler).


In pratica Mondadori consegnò al pubblico italiano la summa dei racconti queeniani ( in un periodo in cui si pubblicavano anche i racconti di Agatha Christie) e anche alcuni radiodrammi. O meglio, cercò di proporne la quasi totalità: dico quasi, perché alcuni racconti sfuggirono, e sarebbero rintracciabili solo in apposite antologie americane, se poi non fossero state raccolte, quasi tutte,  due antologie non firmate da due cugini, ma da due critici come Nevins e Douglas Greene.
Innazitutto, la prima versione di The Lamp of God. Qui c'è da aprire una piccola parentesi: infatti di questo famosissimo lavoro breve di Ellery Queen, esistono tre versioni: la prima, The House of Haunts, del 1935; la seconda, con il titolo The Lamp of God , del 1940 in Le nuove avventure di Ellery Queen, e una terza, con lo stesso titolo, come novella, nel 1950.
Un altro racconto di cui si sa poco, The Case of His Headless Highness (1973) fu pubblicato in Jigsaw Puzzle: alcuni critici ritengono sia un falso. Ma di esistere, esiste. Mauro mi ha detto che a quell'epoca Dannay non scriveva più e Lee era morto. Quindi.. booh.

Poi infine vi sono due racconti pubblicati nell’antologia The Best of Ellery Queen: Four Decades of Stories from the Mystery Masters, antologia curata da Nevins, di cui uno non precedentemente serializzato:

My Queer Dean del 1953, e Wedding Anniversary, del 1967.
Di Wedding Anniversary francamente nessuno sa per quale motivo non fosse stato compreso in antologia; riguardo al secondo, che è l’unico racconto inedito in Italia, c’è da dire che My Queer Dean lo resterà: infatti questo, che in termini critici, a parer mio, è uno dei più intelligenti racconti in assoluto, e che presenta forte e chiara la caratteristica di E. Queen, cioè “il messaggio del morente”, si caratterizza anche per far uso dello spoonerism, termine che sta ad indicare il lapsus linguistico, in base al quale la soluzione non sarebbe a tutti chiara in Italia (e mi ha detto Mauro, per consuetudine dell’editore, non potrebbe essere prevista una nota del traduttore che lo spiegasse).
Infine vi sono 6 racconti, pubblicati prima su varie riviste americane e raccolti poi su Tragedy of Errors (uno straordinario volume pubblicato da Crippen & Landru e curato da Douglas G. Greene nel 1999), in cui sono contenuti  anche contributi e il canovaccio con plot e soluzione di un romanzo non pubblicato): Terror Town, Agosto 1956; Uncle from Australia, Giugno 1965; The Three Students, Marzo 1971; The Odd Man, Giugno 1971; The Honest Swindler, estate 1971; The Reindeer Clue , Dicembre 1975 .
Sveliamo innanzitutto l’arcano: come potette fare la Mondadori del 1984 a pubblicare racconti non serializzati che lo sarebbero stati solo successivamente nel 1999? Mauro mi ha detto tempo fa che fu Gian Franco Orsi, che allora era caporedattore, a procurarsi i singoli racconti (evidentemente procurandosi le copie delle riviste). Tuttavia, non tutti sono autenticamente queeniani. Infatti avevo letto tempo fa, su qualche sito americano (non ricordo quale), che il racconto The Reindeer Clue non era accreditato come uscito dalla penna di Dannay (Lee era già deceduto). Lo chiesi a Mauro che mi spiegò che in effetti  il racconto è da intendersi quasi un apocrifo: infatti lo scrisse Edward D. Hoch che lo sottopose, una volta buttato giù, a Dannay (che già non scriveva più), il quale lo approvò e  gli diede il via libera.
Parallelamente ai racconti, sono stati in Italia, nel corso degli anni, tradotti e pubblicati anche dei radiodrammi queeniani.
Oggi, che la radio è diventata la sorella minore della televisione, e non ha più il riflettori puntati addosso, sembra quasi ovvio che i radiodrammi non siano più ambiti dal grande pubblico; ma una volta non era così. Una volta, soprattutto alla fine degli anni ’30 – inizio ‘40 , forse era l’unico momento in cui ci si potesse distrarre e non sentire sempre deprimenti bollettini di guerra. I Queen dettero al genere un grande contributo, un po’ come fece dall’altra parte dell’oceano l’altro scrittore statunitense del mystery più in vista: John Dickson Carr. Ovviamente, prima di debuttare in pompa magna coi loro sceneggiati, anche i due Queen fecero della gavetta: lavorarono in maniera oscura per parecchi programmi radiofonici, fornendo loro testi, in cambio di guadagni irrisori. Tuttavia, quando si inizia, il guadagno è l’unica cosa a cui si pensi: prima di tutto si cerca di farsi conoscere. E così fecero loro. E ben presto ebbero l’occasione di esordire lavorando per se stessi, in occasione di un programma sperimentale, in cui veniva raccontata una certa cosa che sembrava essere fuori senso, e poi le persone in studio, interpellate, fornivano la loro interpretazione. Una volta conosciuti definitivamente, i due Queen ebbero finalmente modo di esordire con uno sceneggiato radiofonico: come racconta Francis Nevins Junior nel suo fondamentale studio su Ellery Queen “Royal Bloodline”, il 18 giugno 1939 esordì il primo dei radiodrammi di una serie “The Adventures of Ellery Queen” che con l’omonima serie di racconti non avevano nulla da spartire. Il primo radiodramma, quello presentato all’esordio, fu The Adventure of the Gum-Chewing Millionaire.
Questi radiodrammi presentavano il personaggio di Ellery Queen, attorniato da quelli a lui consuali, con in più quella che diremmo una “new entry”: Nikki Porter, un nuovo personaggio femminile. I lettori più queeniani dovrebbero sapere che circa alla fine degli anni ’40, dopo un decennio in cui il personaggio Ellery Queen era progressivamente passato da clone vandiniano (soprattutto The Greek Coffin Mystery e The Roman Hat Mystery) a personaggio con caratteristiche più originali e più umane, e con tratti meno superumani, i 2 cugini pensarono bene, per conquistare anche il pubblico femminile, di inserire richiami alla letteratura giallo-rosa. Ecco perché inventarono il personaggio di Paula Paris, una giornalista di cui Ellery si innamora (e finisce a letto) perdutamente, in The Four of Hearts del 1937. Paula Paris, ritornerà anche in alcuni racconti scritti in quel periodo, per esempio i quattro dedicati agli sport (baseball, ippica, pugilato e football americano) compresi nella raccolta The New Adventures of Ellery Queen. Paul Paris non sarà comunque l’unica donna presente nell’opera di Ellery Queen. Infatti oltre ad una moglie ed ad un figlioletto, che vengono citati abitare in Italia, con Ellery, nelle campagne toscane, nei primissimi romanzi (JJMcClure in sostanza racconta alcune casi di quando Ellery non era sposato) e di cui presto ci si dimentica, visto che successivamente scompaiono dalla biografia di Ellery, c’è un’altra presenza femminile: proprio Nikki Porter, la segretaria impicciona e impertinente, che i due cugini inventarono per rendere i radiodrammi che scrivevano e producevano, anche in grado di attirare le platee femminili. Nikki Porter, come Paula Paris, oltre che alla radio fu inserita anche nell’antologia di racconti Calendar of Crime, e in due romanzi: There Was an Old Woman e The Scarlet Letters. Anche se non rientra in alcun racconto, devo qui menzionare anche un’altra donna che entrerà di straforo nella serie dei romanzi, peraltro l’unico in cui compaia il padre ma non il figlio: Inspector Queen's Own Case.

Tra i radiodrammi, deve ascriversi anche un apocrifo sherlockiano, The disappearance of Mr. James Phillimore. Esso faceva parte dell’antologia di racconti, radiodrammi e pastiches dedicati a Sherlock Holmes da parte di uno dei due cugini Ellery Queen, Dannay: The Misadventures of Sherlock Holmes. In essa, venivano presentati anche lavori di altri scrittori. Quest’antologia, è anche l’unica firmata da Ellery Queen che non sia mai stata pubblicata in Italia (e mai lo sarà). Il radiodramma di Ellery Queen è stato pubblicato in “Radiogialli”, un interessantissimo Oscar della serie Teatro & Cinema, del 1989, che presentava una selezione dei migliori radiodrammi.  Comunque sia, altra raccolta successiva, Le Falene Assassinate, apparsa sia come Supergiallo, sia in Oscar, è apparsa una selezione di 14 radiodrammi scelti da Douglas G. Greene tra i quasi 350 messi a disposizione degli eredi dei Queen:

L'avventura del Club dell'ultimo Uomo (The Adventure of the Last Man Club, 15 giugno 1939)

L'avventura del rasoio di Napoleone (The Adventure of Napoleon's Razor, 9 luglio 1939)

L'avventura del bambino cattivo (The Adventure of the Bad Boy, 30 luglio 1939)

L'avventura della marcia della morte (The Adventure of the March of Death, 15 ottobre 1939)

L'avventura della Grotta Infestata (The Adventure of the Haunted Cave, 22 ottobre 1939)

L'avventura della bambina scomparsa (The Adventure of the Lost Child, 26 novembre 1939)

L'avventura dell'oscuro segreto (The Adventure of the Black Secret, 10 dicembre 1939)

L'avventura dello spaventapasseri morente (The Adventure of the Dying Scarecrow, 7 gennaio 1940)

L'avventura della Donna in Nero (The Adventure of the Woman in Black, 14 gennaio 1940)

L'avventura degli uomini dimenticati (The Adventure of the Forgotten Men, 7 aprile 1940)

L'avventura dell'uomo che raddoppiava i diamanti (The Adventure of the Man Who Could Double the Size of Diamonds, 5 maggio 1940)

L'avventura del Nuvola Nera (The Adventure of the Dark Cloud, 23 giugno 1940)

L'avventura del signor Short e del signor Long (The Adventure of Mr. Short and Mr. Long, 14 gennaio 1943)

L'avventura delle falene assassinate (The Adventure of the Murdered Moths, 9 maggio 1945)
Come detto, di radiodrammi ve ne sono molti ancora inediti, e non pubblicati in Italia. Un'idea potrebbe essere quella per esempio di pubblicare alcuni di questi lavori, e la risonanza sarebbe mediatica, giacchè che io abbia saputo da Mauro, al momento Greene non ha pensato di fare altre antologie.
I radiodrammi rappresentarono davvero una tappa cruciale per i due cugini, perché con essi la loro popolarità crebbe esponenzialmente: va detto che i loro successi di pubblico non erano stati subito immediati, e una certa popolarità l’avevano acquisita solo a partire da The Chinese Orange Mystery e tra i racconti, con The Adventure of the Mad Tea-Party. Con essi, Dannay & Mannay catturarono progressivamente l’interesse delle platee radiofoniche. La trovata esplosiva che essi inserirono per polarizzare l’attenzione, fu la cosiddetta Sfida al lettore, di cui si trova traccia in tutti i primi dieci romanzi (con l’eccezione di The Twin Siamese Mystery, in cui essa è mascherata), in cui si sfidavano, dopo un’interruzione di pochi secondi, alcuni ospiti, a gareggiare con Ellery Queen, dando essi prima di lui la soluzione. Di questo impianto, si è tenuto conto nella serie televisiva con Jim Hutton e David Wayne, andata per la prima volta in onda in Usa nel 1975/76, perché la soluzione avveniva di solito in studi radiofonici, dopo che un personaggio appositamente creato per quella serie, Simon Brimmer, dava sempre la soluzione sbagliata. A testimoniare l’immensa popolarità che registrò quella prima serie di radiodrammi, fu  l’incidente occorso negli studi radiofonici: “verso la fine di ottobre 1939, in un momento in cui l’esistenza degli sceneggiati era minacciata dall’assenza di inserzionisti, la rottura di un tubo dell’acqua collegato al sistema di raffreddamento della trasmittente negli studi della stazione WBBM di Chicago, provocò l’interruzione del programma di Queen nove minuti prima della fine di The Mother Goose Murders. La stazione ricevette letteralmente migliaia di telefonate di ascoltatori che volevano conoscere l’identità dell’assassino, e questo dimostrò più di qualunque sondaggio quale fosse l’entusiastica risposta del pubblico  (“Parentesi Radiofonica”, pag.10, da Royal Bloodline di Francis M. Nevins Jr., in “Il milionario Assassinato”, Mondadori, 1984).
Successivamente, i primi due radiodrammi della serie di un’ora, furono trascritti in forma di lunghi racconti ed è solo grazie a questa trasposizione che noi ora li possediamo. Essi furono inseriti nell’unica raccolta, di quelle pubblicate nel 1984 da Mondadori, che non fosse originale, Il milionario assassinato: The Adventure of the Last Man Club e The Adventure of the Murdered Millionaire.
Si tratta di due caratterizzazioni famose: in particolare The Adventure of the Last Man Club, che è il più antico esempio in nostro possesso, di radiodramma che presenti il cosiddetto Dying Message ed addirittura è il primo in cui compaia la cosiddetta assicurazione “tontina”, ossia quel tipo di assicurazione sulla vita per cui ci si crea una rendita vitalizia che poi alla morte di uno dei soci, viene divisa tra i rimanenti . Alcuni radiodrammi, è bene dirlo, non presentarono soluzioni originali, ma derivate da romanzi o racconti: per es. in  The Adventure of the Last Man Club la soluzione deriva in parte da The Greek Coffin Mystery e da The House of Darkness; in The Adventure of the Frightened Star (una Camera Chiusa) gran parte della trama viene tratto da The American Gun Mystery; in The Adventure of the Blind Bullet, viene usata la trovata geniale per la soluzione del racconto  The House of Darkness, anche se la trovata della promessa di uccidere una tale persona ad un’ora già annunciata costituisce una specie di anticipazione di quello che accadrà in The King Is Dead.
Nel corso degli ultimi anni, qualche raccolta è stata riproposta ma in maniera estemporanea e non sistematica : per es. Il calendario del delitto, Classici del Giallo volume oro (N.1277) e,  Esperimenti deduttivi di Ellery Queen (N.1378),  nei Classici del Giallo.

Pietro De Palma