giovedì 29 dicembre 2016

Stuart Palmer : Natale con i tuoi ( Omit Flowers anche No Flowers By Request, 1937) – trad. Rossana De Michele – I Classici del Giallo N.258, Mondadori, 1976, pagg. 186.



Stuart Palmer è uno dei grandi scrittori degli anni trenta del passato secolo. Nato nel 1905, e scomaparso nel 1968, fece una moltitudine di mestieri diversi, tra cui il giornalista e l’investigatore, prima di dedicarsi alla scrittura. Raggiunse il successo nel 1931, con The Penguin Pool Mystery, il suo primo romanzo con la insegnante zitella Hildegarde Withers, ma nella realtà il suo secondo: il suo primo romanzo, Aces of Jades (1931), non ebbe granchè successo, anzi fu un flop, e così di copie in circolazione ne rimasero poche  tanto che oggi il romanzo è una rarità da collezionisti. Tuttavia si riprese subito, pubblicando sempre nel 1931, proprio The Penguin Pool Mystery ( Un dramma nell’acquario, Mondadori; L’enigma della vasca dei pinguini, Polillo): il romanzo fu così popolare che immediatamente ne fu tratto un film. Da allora si dedicò assiduamente alla elaborazione di nuovi romanzi, che furono regolarmente pubblicati in Italia ed esclusivamente, da Mondadori. Tuttavia non molte furono le sue opere ad essere tradotte: a fronte dei 23 romanzi pubblicati con il suo nominativo ed uno con lo pseudonimo di Jay Stewart, in Italia solo una dozzina, libro più libro meno, sono stati pubblicati da Mondadori (tra cui uno, il primo, pubblicato due anni fa da Polillo).
Perché proprio quel romanzo di Palmer sia stato ripubblicato al posto di Murder on Wheels, per esempio, generalmente considerato tra le sue opere migliori, non è dato sapere: forse perché fu per lui il maggior successo popolare. Ma non è sempre detto che successo significhi opera migliore: io sono per esempio tra quelli che non considerano la sua opera prima con l’accoppiata “Insegnante Hildegarde Withers/Ispettore Oscar Piper”, The Penguin Pool Mystery, tra le sue cose migliori, per una serie di motivi che potranno essere snocciolati quando parlerò, nel futuro, proprio di quel romanzo.
Oggi invece introdurremo un altro dei suoi romanzi più popolari (e migliori, direi), Omit Flowers, pubblicato anche come No Flowers By Request, del 1937.
Perché questo e non invece altri? Perché Palmer è popolare per i suoi romanzi con Hildegarde Withers. E siccome io amo distinguermi dagli altri, propongo un romanzo che non ha, come  personaggio principale, proprio Hildegarde Withers. Semplice, no?
Joel Cameron è un ex-petroliere. Ha acquisito una notevole fortuna con l’estrazione del petrolio, tanto da aver costruito un villaggio di case (Cameron Heights), per i suoi dipendenti, dalle vie ispirate ai grandi attori del passato hollywoodiano. E soprattutto la sua casa (Prospice), una immensa residenza, di moltissime stanze, molte disabitate o lasciate in abbandono, su cui troneggia una sala da biliardo all’ultimo piano, dalle ambizioni pretenziose. Tuttavia con la fine dell’estrazione del petrolio, il villaggio è stato abbandonato, e le sue case ospitano semmai solo fantasmi e polvere. E’ rimasta solo la casa, col suo proprietario, visto che la moglie è morta molto tempo addietro lasciandolo disperato e solo.
Col passare degli anni la sua solitudine è diventata misantropia.
Joel ha molti parenti, tra cui la sorella, ma si è rintanato nella sua tana, accudito da una coppia di servitori messicani, gli Oviedo. Col tempo è diventato anche avaro, non regalando nulla della sua immensa fortuna ai parenti, che lo odiano e lo vedono al tempo stesso come l’unica alternativa alla mancata realizzazione dei loro sogni. Così un bel giorno, uno di loro, Gilbert Cameron, invita tutti i parenti, a trascorrere il Natale dal loro ricco parente, col segreto scopo di farlo dichiarare insano di mente e potete quindi disporre delle sue sostanze. Un invito che non rimane inascoltato, giacchè tutti, ma proprio tutti, si recano alla residenza mastodontica dei Cameron, non tanto per visitare il loro parente, ma invece per appropriarsi delle di lui ricchezze. Insomma dei farabutti, chi più chi meno!
Il narratore è Alan Cameron, uno dei nipoti, uno scrittore alla Peter Kolosimo (alieni, Atlantide, etc..) che sulla strada per Cameron Heights, rimorchia per strada due belle ragazze, Mildred e Dorothy Ely, nipoti di Alger Ely, cognato di Joel, e, in pratica, sue cugine. Insieme arrivano, di sera, al villaggio: non c’è una luce, il vento ulula, e le ragazze che tremano per la paura. Arrivati a casa, si aspetterebbero di essere accolti con gioia, ed invece trovano la dimora chiusa, e quando vi entrano, anche desolatamente vuota, con tutto il mobilio ricoperto da teli. Del padrone neanche l’ombra. La luce non funziona, ai loro richiami nessuno accorre, ed inoltre si sentono rumori, come uno sferragliare di catene. Per dei tipi impressionabili è il massimo. Anzi no, non lo è ancora: il massimo viene raggiunto, quando il terzetto entra nella biblioteca e qui alla luce fioca di una candela trovano una donna distesa sul divano, Evelyn Cameron, la sorella di Joel, ed un essere chino su di lei. Quando si volta, ecco che a malapena riconoscono il vecchio Joel, con un’ espressione orrida, e coperto di ragnatele, quasi fosse un cadavere alzatosi dalla sua bara in una polverosa cripta.
Ben presto arrivano gli altri ospiti. Intanto lui, Joel, si scusa per il suo aspetto, dovuto alla sua discesa nelle cantine allo scopo di riparare il guasto nel sistema elettrico della casa.
Ben presto, alle spalle del vecchio, i parenti si riuniscono per vantare chi più chi meno, le proprie pretese sul patrimonio. Tuttavia proprio Gilbert Cameron, colui che ha dato il via alla riunione, manca.
Il vecchio Joel, dopo aver sistemato sotto l’albero i regali per i parenti (ma definirlo albero di Natale è un’accezione troppo lusinghiera, giacchè è solo il resto rinsecchito, impolverato e pieno di ragnatele, dall’aspetto più lugubre che festoso, dell’ultimo albero di Natale che vide la moglie di Joel ancora viva), va a dormire in una delle stanze sopra il garage. Fatto sta che durante la notte, proprio Alan è richiamato dalle grida dei suoi parenti, e di suo cugino Todd,la pecora nera della famiglia, un nullatenente, in quanto il garage è un immenso rogo. Alan dice addio alla sua automobile, parcheggiata lì; ma soprattutto i parenti danno l’addio al vecchio Cameron, non troppo contriti, anzi il contrario visto che finalmente potrebbero disporre pienamente dei suoi beni, e nello stesso tempo indignati perché gli stessi regali posti dal vecchio sotto l’albero di Natale, altro non erano che scatole vuote: l’ultimo scherzo di pessimo gusto che Joel aveva riservato ai suoi avidi parenti (dopo quello dell’anno prima in cui ad alcuni aveva inviato un assegno in bianco, senza però alcuna firma e quindi carta straccia).
 Il condizionale è d’obbligo però, perché gli incaricati delle indagini, lo Sceriffo Bates ed il giudice (e medico legale) Sam Eckersall, in tutto quel rogo non trovano traccia del cadavere di Joel, tranne che un osso e di una mandibola, che potrebbero essere di origine umana, ma anche no. E così i parenti, tutti felici per quell’inaspettata scomparsa, ora lo sono parecchio di meno, visto che si trovano ad essere sospettati e nel tempo stesso a non poter accampare nulla finchè di Joel non sarà dichiarata almeno la morte presunta.
Nel frattempo Alan, coadiuvato dal cugino, si improvvisa detective, anzi il principale detective è proprio Todd che ispira le  indagini dello Sceriffo desideroso di trarre qualche ragno dal buco della vicenda, così da guadagnare i diecimila dollari promessi da un giornale per l’esclusiva.      
I principali indiziati sono i cugini del Wisconsin, i Waldron, perchè lui, Ely, ha dato l’allarme dell’incendio, pur non potendo dal suo balcone vedere alcunché visto che esso è rivolto in tutt’altra direzione. Ma poi da indagini più accurate, sembrano perdere in attenzioni da parte degli improvvisati investigatori, cui si sono aggiunte le sorelle cugine, Dorothy e Mildred, a discapito invece dei due servitori messicani, gli Oviedo, ritenuti i probabili omicidi, sempre che di delitto si tratti, dallo sceriffo: sarebbero stati loro ad appoggiare sul terreno sottostante alla finestra della camera occupata da Joel, la scala pesante, i cui segni sul terreno sono stati indicati proprio da Alan allo sceriffo nella notte dell’incendio.
Il quartetto, non tralascia neppure l’ipotesi che il vecchio Joel non sia morto, e quindi organizzano un esame accurato ed infruttuoso nell’immensa dimora in cui tutti sono ospitati senza alcun risultato.
Intanto finalmente le indagini sulla scomparsa di Joele sembrano arrivare a risultati concreti: mediante analisi chimiche e biologiche, lo sceriffo e il medico legale sono in grado di affermare che i reperti ossei appartengono ad un essere umano, ma ovviamente solo la comparazione della mandibola e di due denti, con la scheda relativa da parte di un dentista, potrebbe senza ombra di dubbio attribuire quei reperti ossei a Joel oppure no. E neanche a farlo apposta nessuno è in grado di sapere se Joel fosse andato o no da un dentista, e nessuno dei paraggi sa nulla.
Così si può solo vagare a caso. Todd e lo sceriffo organizzano una trappola telefonica: sarà chiamato al telefono ciascun parente, mentre nascosto in un armadio prospiciente all’apparecchio telefonico, Alan sorveglierà il tutto. In sostanza Todd dice che per rivelare chi sia il bugiardo, farà arrivare la macchina della verità. La sola che rimane impressionata è Mildred, che la notte prima ha affermato di aver visto lo spettro di Joel coperto di ragnatele e che ha riportato un grave shock. Proprio Mildred volerà poco dopo dalla finestra della sua camera nel roseto sottostante, sfracellandosi. Suicidio o omicidio?
In quest’atmosfera plumbea ed opprimente, un dentista si fa vivo, inviando una fattura il 27 dicembre. Andati a interrogare costui, il Dottor Garvey si presenta in un bello studio, con mobili nuovi ed una segretaria con tanto di pelliccia: dichiarerà che in effetti Joel era suo paziente e poi ingiuntogli dallo sceriffo di esprimersi sull’origine dei reperti umani, dichiarerà che la mandibola è appartenente a Joel.
Così finalmente i soldi sono svincolati e tutti potrebbero ora goderne. Bisogna solo trovare l’assassino di Mildred (se non si sia suicidata) e di Joel , visto che tra le ceneri è stato trovato quello che sembra un bossolo di argento puro. Chi mai ucciderebbe con proiettili di argento? Solo nelle leggende questo trattamento è riservato ai vampiri, ai negromanti o ai lupi mannari. Una coltre si superstizione e di male si addensa sulla vicenda.
Le domande cui rispondere sono due: se Mildred è stata uccisa, perché lo è stata? E se non è stata uccisa, cioè se si è suicidata (esclusa l’ipotesi della fortuita caduta accidentale), per quale motivo l’avrebbe fatto? Possibile che la paventata minaccia della macchina della verità abbia così impressionato la ragazza da indurla a suicidarsi? Aveva a che fare con l’omicidio di Joel? Oppure è stato l’incontro notturno della figura che lei ha attribuito allo spettro di Joel, a indurla all’insano gesto, sempre che lei si sia uccisa? La tensione  raggiungerà il culmine quando una terza vittima si aggiungerà ai due precedenti: il dentista si schianterà a bordo della sua fiammante Rolls- Royce su una strada.
Il finale è convulso. Si ribalterà giungendo prima all’individuazione di un omicida morale, poi all’attribuzione a lui o ad altri delle due morti in più, ed infine di un omicida reale, diverso dal primo, ed inaspettato. Lieto fine, ma non troppo.
Ottimo romanzo di Stuart Palmer, Omit Flowers si contraddistingue per una trama sempre in bilico, per una nebulosità della situazione che accresce l’incertezza sulla sorte della vittima  (e anche di Gilbert, che continua a mancare) e dei suoi parenti. Ne consegue che l’atmosfera è il principale pregio del romanzo: la sua potenza evocativa viene anche più accresciuta da vecchi espedienti tipici della letteratura gotica (sferragliare di catene, ragnatele, polvere, spettri, buio, cimiteri, notte), già tuttavia essendo molto densa in virtù dell’inconsistenza dell’indagine e delle morti che si succedono, a loro volta dominate dal dubbio che trattasi di omicidio o suicidio.
L’escamotage di un quartetto di investigatori, due effettivi e due aggiunti, nel cui ambito si muove la seconda vittima, aggiunge mordente alla vicenda, soprattutto quando lo stesso Alan viene sospettato di essere l’omicida in virtù del fatto (prima che si arrivi alla scoperta del bossolo di argento) che la sua pistola, una calibro 22, fosse stata riposta nell’auto, andata distrutta, e non fosse stata trovata. In altre parole ricadremmo nel vecchio trucco di Leroux, ampliato da tanti altri scrittori, che cioè il detective fosse anche l’assassino. In questo caso avremmo un doppio incidente, nel caso ciò fosse vero, giacchè Alan è anche il narratore in prima persona, e quindi ricadremmo nella soluzione proposta da Agatha Christie in un suo celebre romanzo.
Ma è davvero lui l’omicida? O altri?
Niente è come sembra in questo romanzo. Nulla. Tutto è destinato a mutarsi, ad essere riportato nella sua giusta prospettiva, quando Todd, che è stato sospettato anche lui dallo sceriffo, scoprirà la verità, e come le morti avvenute sono state solo il verificarsi casuale nell’ambito di un piano che nella sua semplicità mirava a tenere in scacco i vari personaggi del dramma, godendo della loro paura, il cui fautore, finirà con l’essere ucciso a sua volta.
In questa edizione mirabile, la traduzione di Rossana De Michele, anche se non integrale, è molto fluida e ha il pregio di riuscire a conservare la tensione originale concepita dall’autore. Funzionale al testo è anche la bellissima immagine di copertina, che ritrae una giovane donna (Mildred), in preda alle sue paure e angoscie, vicino a quelle che sembrerebbero foglie di un albero di Natale fantasma.
Il romanzo è scritto con verve, ed un umorismo molto acido, tipico di Palmer, presentandosi più che sotto l’aspetto di un romanzo ad enigma, in quello di una commedia nera, direi molto vicina  a certi lavori di Ursula Curtiss; e di un romanzo di suspence, in cui la tensione è massima in più punti del romanzo, avvincendo fino alla fine e riservando due sorprese finali, nel ribaltamento del rapporto omicida-vittima, ed una ancora dopo, in quello del rapporto d’amore tra Dorothy e i due cugini Todd ed Alan. Di quale dei due cugini, la bella Dorothy confesserà di essere innamorata?
Di quello che avrà saputo lasciarla libera di scegliere, pensando che l’altro valesse più di lui.
Ma la scelta d’amore è funzionale anche ad un’altra ragione, che toccherà al lettore scoprire e che sarà rivelata negli ultimi righi dell’apologo finale.
Pietro De Palma

2 commenti:

  1. Ciao, Piero. Ho recensito un paio d'anni fa questo romanzo su aNobii: mi piacerebbe, anche in privato (hai la mia mail), sentire le tue riflessioni al riguardo delle mie considerazioni (visto che l'ho trovato un giallo difficilmente inquadrabile).

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  2. Ho risposto su Anobii. Ciao Alberto

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