martedì 22 agosto 2017

Ngaio Marsh – I Guanti dell’assassino (Hand in Glove, 1962) – trad. Mauro Boncompagni – G.M. 3138 del Dicembre 2015

Che a me piacciano i romanzi di Ngaio Marsh è cosa risaputa. Prima ancora che piacessero a me e che io ne parlassi, ne avevano parlato altri, come Luca Conti, rimarcando il dato principe della prosa della Marsh, cioè la raffinatezza dello stile. A parere mio c’è un’altra caratteristica peculiare delle opere della Marsh, che rivela la sua maestria nel trattare la materia: la grande varietà dei personaggi. Se si osserva e si mette a raffronto la scuola poliziesca francese e quella anglosassone, in generale già si noterà come i francesi degli anni ’30 creassero i loro romanzi non sulla base di molti personaggi, perchè il loro scopo era principalmente quello di sondare un mistero, risolto il quale, veniva inquadrato immediatamente il responsabile; il giallo anglosassone pur con i suoi ovvi distinguo, è molto più complesso, e sofisticato, in quanto non pone al centro del plot un mistero partciolarmente intricato (un omicidio impossibile o una camera chiusa), che può anche esserci, ma che non è il soggetto primo quanto invece il prodotto delle ramificazioni di contatti tra i vari personaggi. Carr forse sfugge a questa casistica, ma comunque, in lui, la caratterizzazione dei personaggi è sempre mirabile. Ngaio Marsh, tra i vari romanzieri anglosassoni, è quella che più di altri è riuscita secondo me, nella difficilissima arte di riuscire a gestire una selva di personaggi diversi, dando a ciascuno di essi una sua propria caratterizzazione efficace. E “Hand in Glove“, del 1962,(I Guanti dell’assassino) è uno dei suoi romanzi migliori.
Tutto ruota in questo romanzo sulla figura di Period Pyke, un anziano gentiluomo di nobili origini, che fa del lignaggio la sua fissazione. Assume come dattilografa, Nicola Maitland-Mayne, nipote dell’omonimo generale, amico di Pyke, perchè lo aiuti a scrivere un libro. Pyke divide la sua casa con un amico, Harold Carter, un grande avvocato in pensione, che ha pessimi rapporti con molta gente: a causa della sua cagna, Pixie, un boxer in calore; a causa del suo rifiuto ad acconsentire al figliastro, Andrew Bantling, di ereditare prima del consentito, il lascito assegnatogli da suo padre Bobo Bantling, settimo Barone di Bantling, in punto di morte: infatti Harold Carter assieme a Period Pyke è uno dei tutori del ragazzo. Inoltre Harold è stato secondo marito della madre Desirèe Bantling, ora sposata con Bimbo Dodds, ed è anche con lei in rotta. E’ in non buoni rapporti anche con la sorella Constance, a causa dell’adozione da parte di lei, di una ragazza, Mary Ralston, detta “pupa”, che Harold giudica una poco di buona, anche a causa dell’unione con un tipo poco raccomandabile, quale Leonard Leiss. Non bastasse tutto questo, Harold Carter riesce anche a bisticciare proprio con il suo ospite, Period Pyke, a causa di una sua uscita velenosa – durante il party dato da Desirée e Bimbo che terminerà con una caccia al tesoro – con la quale vuole attaccare coloro che desiderosi a tutti i costi di nobili origini, sono capaci anche di alterare documenti pubblici pur di conquistarle.
Durante il party accade un fatto che predispone ancora peggio Harold nei confronti di Pupa e di Leiss: i due, millantando l’appoggio inesistente da parte di Harold Carter e di Period Pyke, avrebbero voluto cambiare la propria “carretta” con una macchina sportiva. Non bastasse questo, durante il party, scompare il prezioso portasigarette d’oro con brillanti che Pyke aveva avuto in dono da una nobildonna sua amica:gli unici ad averlo avuto in mano sono stati i due giovani che però negano ogni responsabilità nell’accaduto. Il party potrebbe a questo punto almeno avere un termine felice, ma invece, dopo la caccia al tesoro, la cagna di Harold, Pixie, che lui ogni notte porta a fare i bisogni, scatena un furibondo casino, con tutti i cani del vicinato, di cui fa le spese Bimbo, così come prima aveva fatto le spese Connie Carter, morsa dal suo pechinese Li, anch’egli innamorato di Pixie.
L’indomani mattina, il 1 aprile, la sorella di Harold riceve una lettera di condoglianze splendida, da parte di Pyke, famoso nel ristretto ambito nobiliare della provincia, per le sue condoglianze. Ma condoglianza per chi? Per Harold sembrerebbe, perchè si parla del fratello. Ma Harold è vivo. Anzi no. Viene trovato sepolto nel fango putrido di uno scavo che operai stanno compiendo sul terreno adiacente alla villa dove lui vive assieme a Pyke, per la costruzione di uno scarico fognario: qualcuno lo ha fatto cadere nella buca, cambiando la posa delle assi a protezione del fosso. E poi gli ha fatto rotolare addosso il collettore che gli ha sfondato il cranio e affondandogli il volto nel fango, lo ha soffocato. Come sapeva Period della sua morte prima che la scoprissero altri? Chi gli ha fatto uno scherzo d’aprile, orribile?
Non è questo l’unico quesito a cui  Roderick Alleyn, fratello di un baronetto, e sovrintendente di Scotland Yard, dovrà dare una risposta. Dovrà anche scoprire chi abbia rubato il portasigarette, e se siano stati effettivamente i due ragazzacci, visto che anche quello è stato trovato nel fango vicino alla vittima. E dovrà capire perchè Period abbia spedito, prima della scoperta del cadavere, una seconda lettera di condoglianze a Connie, esattamente identica alla prima. E quale significato abbia un’altra lettera ma di tenore assai diverso, riguardante il suo lignaggio, che Period Pyke ha spedito a Desirée Bantling. Roderick farà un salto nella canonica della città natale di Pyke per controllare il libro battesimale e controllare in effetti i suoi natali. Dovrà anche dare anche un nome a tutti coloro che hanno sostato vicino al fosso nelle immediate vicinanze temporali a quelle stabilite per la morte di Harold: in partica pare che tutti si siano dati appuntamento lì, per una ragione o per l’altra, per ricordare una guerra in atto tra Desirée e il suo secondo marito a riguardo della negata eredità del figliastro, oppure solo per baciarsi (Nicola e Andrew), o anche per ritrovare il famoso ultimo indizio che porta al tesoro, una bottiglia di spumante tenuta bagno nello sciacquone del water di casa Bantling.
E dovrà anche capire chi si sia appropriato dei pesanti guanti da guida del fidanzato di Pupa, che i due pensano abbia sottratto proprio lui assieme all’ispettore Fox e ai sergenti investigativi, perchè quei due guanti sono stati probabilmente usati per compiere l’omicidio.
Non prima di  essere accorso a casa di Period che gli voleva parlare perchè ha sentito qualcosa di allarmante al telefono: troverà il vecchio riverso sulla scrivania: qualcuno gli ha lanciato un fermacarte a forma di pesce (il suo stemma araldico) volendolo centrare alla testa. Non è morto ma ha una grave commozio cerebrale: riuscirà a parlare di un motivetto che qualcuno canticchiava al party e poi la notte dell’omicidio di Carter presso il fosso. Nella sorpresa generale, eliminando tutti coloro che per un potivo o per l’altro non potevano aver commesso il fatto, inchioderà il più insospettabile degli assassini.
Stupendo romanzo. Si contraddistingue per una prosa estremamente raffinata, che affascina. Cito uno dei tanti passaggi: “Nicola avrebbe appreso ben presto che la compilazione delle lettere era una materia di vitale importanza per il signor Pike Period. Perchè lui, in effetti, andava famoso per le sue lettere di condoglianze” (pag.22).
Quando leggi questo passaggio ti chiedi – mi son chiesto – cosa c’entrassero le lettere di condoglianze: eppure le lettere di condoglianze, le due che arrivano a Connie Carter, hanno un’importanza strategica. Assieme ai guanti. Per il contenuto delle lettere ed il contenuto dei guanti.
E’ bene dire che le due lettere arrivano per sbaglio, almeno una: l’altra era rivolta a Desirée perchè ex signora Carter, in qaunto anche lei aveva perso un fratello, Ormsbury. Nel romanzo accadono tantissime altre cose che non cito, e alcune hanno importanza nella soluzione, altre no. Per esempio c’è anche il maggiordomo, Alfred Belt, che ha motivi di rancore nei confronti della vittima, per essere stato accusato, assieme a Leiss, di essersi appropriato del famoso portasigarette d’oro. Del resto nelle tasche di uno dei sospettati verrà trovato del tabacco turco, delle sigarette contenute nel gingillo di Period.
L’inizio del romanzo è lento ma affascinante: una serie infinita di chiacchiere, che celano però motivi più che validi per sopprimere una persona. Poi c’è il party, e poi..le conseguenze del party. Poi altre cinque parti. Alleyn, il deus ex machina compare nella terza parte, ma ancora prima che egli  appaia nelle parti di funzionario di Scotland Yard, la sua presenza viene invocata da Nicola, amica della moglie di Roderick, la pittrice Troy. La settima parte è addirittura dedicata alla pestifera cagna di Harold che è essenziale per la storia in quanto troverà i guanti.
Come si vede nulla è lasciato al caso: dal caos delle tante persone coivolte apparentemente o realmente nella morte di Harold, Alleyn deve trarre delle prove certe di quello che è successo, eliminando uno ad uno gli indiziati: tra di loro persino Bimbo Dodds, ha qualcosa che non vuole si venga a sapere del suo passato.
Il colpevole non cade dal cielo: è uno dei sospettabili,che Marsh molto abilmente tralascia di inquadrare sotto i riflettori. Mette invece altre persone che molto più coerentemente avrebbero avuto motivi per uccidere. Semina indizi veri, vitali (la cenere pestata sotto dei tacchi a spillo in casa Pyke, il riferimento a tutte le persone che per un motivo o per l’altro erano andati a acsa di Pyke prima che qualcuno tentasse di ucciderlo, i guanti) assieme a falsi (il portasigarette, perchè chi l’ha rubato non è l’assassino; l’eredità di Andrew, che fa sospettare varie persone; il lignaggio vero o presunto che sia di Pyke).
In realtà tutto gira proprio intorno alle origini nobiliari di Period Pyke: egli tace un indizio importante su chi lui ha sentito fischiettare un certo motivetto la sera che Harold è stato ucciso, perchè chi lo fischiettava lo ha ricattato di rivelare cosa lui aveva fatto molti anni prima.
La particolarità di questo romanzo è di avere inoltre oltre ad un plot riconoscibilissimo (il lignaggio di Period), molti subplot che per un motivo o per l’altro vi si intersecano (Pixie, il portasigarette, il motivetto volgare, lo scavo fognario, le brutte abitudini di Leiss e Mary, l’intraprendenza con gli uomini di Desirée e l’eredità di suo figlio), ma anche uno estremamente difficile ad essere inquadrato e perciò nascosto: questo è  un romanzo sulle relazioni, sociali e amatorie. Parafrasando de Laclos, si potrebbe intitolare anche questo romanzo “Les dangereuses liasons”, Le relazioni pericolose. Come nel romanzo, le relazioni di cui qui si parla possono anche essere pericolose; e sono relazioni che in un modo o nell’altro, fanno riferimento alla famiglia vera o presunta che sia: il legame tra Leiss e Mary, quello tra Nicola e Andrew, quello tra Roderick Alleyn e Agatha Troy, la tresca tra Alfred Belt (il maggiordomo) e la signora Mitchell (la cuoca di Pyke), l’ex legame di Desirée con Carter e ora quello con Dodds, la relazione pericolosa che lei tenta di avere di Roderick, invano. Ma anche la relazione madre-figlio Desirée -Andrew, quella Connie-Pupa (adottante-adottata), la relazione di Pyke con la sua vera o falsa famiglia (e quindi la questione dell’eredità del titolo nobiliare), le relazioni fratello-sorella, Ormsbury-Desirée, Harold-Connie; le relazioni padrone-cane, anche queste importanti in un certo senso: Connie-Li, Harold-Pixie; e infine le relazioni cane-cagna, perchè Pixie, in calore, attrae sessualmente tutti i cani del vicinato, tra cui il pechinese Li.
E c’è anche un motivo che sottende a tutto: è come se Marsh volesse dire di non fermarsi alle apparenze: tutti, ma proprio tutti, i sospettati hanno uno scheletro nell’armadio. E mi piace sottolineare come Ngaio Marsh, cittadina del Commonwealth, neozelandese, legata più o meno all’ambiente britannico, voglia sottolineare che persino nelel casate nobili, non tutto e non tutti, sono veramente nobili. Lo fa a proposito delle pretese origini nobiliari di Pyke, che poi risulterà essere veramente un nobile anche se ha fatto qualcosa di cui vergoganrsi, e lo fa a proposito di quelle acquisite da Desirée. Che è raffinata, o almeno vorrebbe esserlo, ma poi si manifesta una cougar, mentre il marito sta dormendo, quando vorrebbe fare qualcosa di sconveniente con Roderick che è stato invitato da lei a pranzare a casa sua; che beve come una spugna; e che addirittura, assieme al marito, un altro arricchito, ma senza alcuna raffinatezza interiore, quando devono elaborare le tracce per la caccia al tesoro, l’ultima a cui pensano è una di nessuna raffinatezza: “Se non sai che fare adesso, magari pensaci nel cesso“, che un vero nobile non avrebbe mai composto, davanti al quale Pyke sarebbe rabbrividito.
Come in tutti i mysery c’è un finale in cui tutto va a posto.
L’indizio del guanto, che diventa prova effettiva, è straordinario, perchè è macchiato da un certa sostanza di cui si parla ad un certo punto, che qualcuno ha usato per uno scopo ben preciso, solo che quando se n’è parlato, nessuno poteva pensare che sulla base della presenza di esso, l’assassino venisse smascherato. In questo Marsh è veramente straordinaria: nasconde tra tante schiocchezzuole, una che diventerà basilare.
Quando lo lessi, rimasi stupito: avevo scoperto già delle cose che poi Roderick spiegherà, ma questo no, non l’avevo proprio inquadrato.
E l’assassino uccide per un motivo che a suo modo è importantissimo, ma non è per gelosia, nè per soldi: vuole proteggere  qualcuno; e tenta di uccidere, per un motivo connesso. E’ vile, ed è anche stupido. E una volta scoperto, verrà inquadrato anche come pazzo, in fondo. Perchè se la cosa che non voleva si scoprissenon fosse mai accaduta, Harold non l’avrebbe mai ucciso. O forse sì, un giorno?
Grande, Ngaio!
Pietro De Palma

mercoledì 16 agosto 2017

Quentin Patrick : Delitto al club delle donne (Murder at the Women 's City Club, 1932) - trad. Maria Antonietta Francavilla - Il Giallo Mondadori N.1799 del 1983; I Classici del Giallo Mondadori N.933 del 2002



Di Patrick Quentin ho parlato molto tempo fa. L’occasione fu un suo romanzo breve. Oggi invece parlerò di un romanzo, uno dei primi. Riprendendo quello che dissi al tempo, Patrick Quentin è stato un caso letterario, più che uno pseudonimo. Infatti sotto di esso si celava un autore principale, che è rimasto sempre eguale fino agli anni ’50, ed una serie di altri autori meno fissi, che si alternavano, fino ad arrivare ad un altro che poi col primo costituì un’accoppiata.
Come abbiamo detto altrove, Patrick Quentin o Quentin Patrick, non fu solo pseudonimo, ma anche ditta, formata di volta in volta dall’unione di 4 coppie di scrittori, che si firmarono diversamente: quella più prolifica fu formata da Richard Wilson Webb (1901 – 1966) e Hugh Callingham Wheeler  (1912 – 1987), che firmarono assieme alcuni romanzi con la sigla Quentin Patrick, quasi tutti con Patrick Quentin, e tutti con Jonathan Stagge: in pratica, l’inizio di questa fortunatissima collaborazione data il 1936, quando Webb, che, firmandosi Quentin Patrick, aveva scritto alcuni romanzi sia  con Martha Mott Kelley (1906–2005) che con  Mary Louise White Aswell (1902 – 1984), ritrovò Wheeler, un suo vecchio amico. Va detto che sia Sia Webb che Wheeler, erano britannici per nascita, ma poi, in seguito, emigrando ambedue negli Stati Uniti, ne diventarono cittadini.
I primissimi romanzi furono scritti con lo pseudonimo Quentin Patrick. Gli autori che firmarono i primi due (Cottage Sinister del 1931 e Murder at the Women 's City Club del 1932) furono Richard Wilson Webb e Martha Mott Kelley. Dei due romanzi del 1933, uno fu firmato da Richard Wilson Webb  e Mary Louise White Aswell (S.S. Murder), mentre l’altro, Murder at Cambridge, dal solo Webb. Il sodalizio terminò con The Grindle Nightmare del 1935, in quanto a partire da Death goes to School del 1936 cominciò il grande sodalizio con Hugh Callingham Wheeler  che si perpetuò con tutti i romanzi successivi, tanto da essere avvicinati istantaneamente a loro gli pseudonimi Patrick Quentin e Jonathan Stagge, le cui serie cominciarono entrambe nel 1936: la prima con A Puzzle for Fools (protagonista Peter Duluth), la seconda con Murder Gone to Earth (protagonista dr. Hugh Westlake). Tutto questo fino al 1952, quando con Black Widow, il sodalizio letterario che durava da sedici anni finì per il ritiro del fondatore Richard Wilson Webb. A partire dal 1954 (My Son, the Murderer ) fino al 1965, anno del termine della carriera letteraria (Family Skeletons), tutti i romanzi furono scritti dal solo Wheeler. 
Oggi parleremo di uno dei romanzi scritti con pseudonimo Quentin Patrick.
Innanzitutto diciamo che la serie consta di 11 titoli:

1931, Tè e veleno (Cottage Sinister), Giallo Mondadori 1812 del 1983
1932, Delitto al club delle donne (Murder at the Women 's City Club), G.M. 1799 del 1983
1933, Dramma universitario (Murder at Cambridge), Libri Gialli 176 del 1937; Prima che il temporale finisca, nuova traduzione, in I Classici del Giallo 778 del 1996
1933, In crociera col delitto  (S.S. Murder), G.M. 1829 del 1984
1935, Presagio di morte  (The Grindle Nightmare), G.M. 1472 del 1977
1936, La morte fa l’appello (Death Goes to School), G.M. 263 del 1954
1937, Il segreto della grande Clara (Death for Dear Clara), Libri Gialli 223 del 1939; I Classici del Giallo 1066 del 2005
1937, The File on Fenton and Farr
1938, Il caso Cragge (The File on Claudia Cragge), Dossiers Gialli, 1986 
1939, Troppe lettere per Grace (Death and the Maiden), G.M. 156 del 1952
1941, La casa dell’uragano (Return to the Scene), G.M. 214 del 1953
1952, Soluzione estrema (Danger Next Door), I Classici del Giallo 847 del 1999.

Però dobbiamo anche sottolineare che di questi 11 titoli, The File on Claudia Cragge (Il caso Cragge), come il precedente The File on Fenton and Farr (inedito in Italia) non è un vero e proprio romanzo, quanto piuttosto un dossier con tanto di prove materiali, fotografie, testimonianze e reperti, che avrebbe dovuto  portare il lettore a formulare un’ipotesi accusatoria. Nell’edizione del 1964, fu offerto agli abbonati Mondadori, ma nel 1986 ne fu fatta una ristampa (quella che posseggo io, anche rara). Non è purtuttavia un unicum. Infatti nel 1936 Dennis Wheatley aveva inventato questo nuovo prodotto letterario presentando un romanzo nella dimensione di elenco di prove, ritagli di giornali, fotografie e quant’altro: Murder Off Miami. L’esperimento ebbe un risultato eccezionale in termini di vendite (12000 in sei mesi) e per questo Wheatley, realizzò altri tre Dossiers: Who Killed Robert Prentice? del 1937, The Malinsay Massacre del 1938 e Herewith the Clues del 1939. Il Caso Cragge di Quentin Patrick ricalca questo tipo di prodotto.
Il romanzo in questione è il secondo dei romanzi firmati come Quentin Patrick, Murder at the Women 's City Club (Delitto al club delle donne) del 1932 .
In sostanza l’azione si svolge al Club delle Donne di Desborough.
Il Club delle donne è un pensionato in cui i maschi non sono ammessi, tranne Rudy il tuttofare di colore sposato a Cornelia, la cameriera, pure di colore.
I maschi non sono graditi in quanto tutte o quasi le pensionate hanno avuto trascorsi più o meno deludenti, per colpa loro o dell’altrui sesso, col sesso maschile. Il Club è presieduto da Mabel Mulvaney, donna piuttosto abbiente. Mulvaney è ostile ad un’altra pensionante, Diana Saffron, Medico e Docente di medicina all’Università, molto conosciuta e apprezzata nell’ambiente per la sua onestà e inflessibilità, donna incorruttibile e giusta, oramai costretta però al letto per una artrite reumatoide molto avanzata, e per problemi seri di cuore.
Diana Saffron è molto legata alla Dottoressa Freda Carter, una giovane e bella ragazza che lei, con il suo aiuto, i suoi consigli, e la sua piccola rendita, è riuscita a far laureare e ora è ben vista per la sua attività nell’ospedale cittadino. Tuttavia con lei è contrita, perché, contrariamente alle sue aspettative, Freda si è unita in fidanzamento con Sebastian Thurlow, un giovane rampollo, abituato alla bella vita, ma di scarse ambizioni.
Sebastian è stato presentato a Freda da Deborah Entwistle, la terza potenza del pensionato: amica carissima di Thurow, in passato Deborah aveva partecipato a lavori teatrali e lì aveva conosciuto Sebastian. Nella sua camera, che è una sorta di territorio neutrale, le altre pensionanti si ritrovano per parlare, discutere e rappacificarsi: la Signorina Hoplinger, scrittrice di gialli, nota con lo pseudonimo di Gerald Strong; la signorina Millicent Trimmer, segretaria del Club, donna molto ricca in gioventù ma poi inopinatamente trovatasi a mal partito dopo la bancarotta paterna ed il conseguente suicidio; Amy Riddle, assistente sociale.
Le sette donne vivono in stanze ubicate ai vari piani del Club: le stanze sono prive di bagno, e quindi le pensionanti utilizzano uno comune posto sul piano; quello posto al secondo piano tuttavia è rotto, in ristrutturazione e chiuso a chiave, e quindi le pensionanti spesso utilizzano quello al terzo piano.


Il bagno chiuso a chiave ed inagibile è quello che figura marchiato da una X nello schizzo approntato successivamente dall'Ispettore di polizia Boot. Sì, perchè, in una data mattina, viene scoperto il cadavere senza vita della Dottoressa Saffron, nella sua camera satura di gas. E' la dottoressa Freda Carter, sua protetta, che con la sua protettrice aveva avuto la sera prima un alterco relativo alla sua relazione con Thurow, a scoprire il corpo esanime, a chiudere il rubinetto del gas, aprire le finestre e romperne il vetro lanciandovi qualcosa contro, così da far disperdere il gas.
Siccome la dottoressa Saffron era incapace di camminare da sola causa dell'avanzatissimo stadio di artrite, e anche se l'avesse fatto, avrebbe provocato una serie di rumori che nessuno aveva sentito la sera prima o durante la notte, ne consegue che dev'essere stato qualcun altro ad azionare il rubinetto del gas e chiudere le finestre, giacchè quando era andata la dottoressa Carter, il camino era spento e le finestre erano aperte. Trattasi quindi di assassinio. Viene chiamata quindi la polizia, e incaricato delle indagini, viene chiamata la persona meno indicata in assoluto, il misogino Ispettore Boot. Che trova subito un ambiente ostile e omertoso.
La sospettata numero uno sarebbe la Dottoressa Carter, ma guarda caso è stata proprio lei, assieme al dottor Sibley, il medico legale, a formulare l'ipotesi che sia stata assassinata: per quale ragione poi avrebbe dovuto rivelare che il camino era spento e le finestre aperte se fosse stata lei l'assassina? Sarebeb bastato dire che le finestre erano chiuse e il camino acceso: per una fatalità si sarebbe spento e quindi..l'incidente.
La Signora Mulvaney non è presente al momento della scoperta del corpo, perchè poco prima è andata via in città per questioni legate al Club; lasignorina Trimmer è assente da alcuni giorni; il signor Thurow non c'era (arriverà dopo). Quindi in sostanza le sospettate sono al momento Riddle, Hoplinger, Carter e
Entwistle.
L'ispettore comincia ad interrogarle ma non cava un ragno dal buco. Per di più tutte le pensionanti hanno l'abitudine di chiudersi a chiave dal di dentro, e quindi per forza o è stato uno strano suicidio (le stampelle sono abbandonate in un angolo della stanza con un sottile strato di polvere sopra) oppure è stato un assassinio e la Dottoressa si fidava del suo assassino. Peraltro non aveva altri buoni rapporti, tranne con la signorina Entwistle.


La sera prima della tragedia, prima che arrivasse la Dott.ssa Carter, la vittima e la signora Mulvaney avrebbero dovuto parlare di qualcosa di importante: questo perchè i rapporti tra le due donne (La saffron era la tesoriera del Club, la Mulvaney la presidentessa) erano quasi inesistenti, e pertanto un incontro a quattr'occhi nella camera di una delel due presupponeva che ci fosse qualcosa di estremamente importante di cui parlare.
La Mulvaney era andata poi a consultare un'agenzia che si occupava di rendicontare i conti del Club, e si saprà perchè era stato trovato un ammanco importante. La Signora Mulvaney  appena arrivata esprime il desiderio di parlarne, libro di esercizio alla mano, all'ispettore Boot quanto prima, ma nella notte, nonostante un poliziotto a guardia dell'entrata, si odono dei passi per le scale. 
La signorina Entwistle, che ha di tanto in tanto delle premonizioni, collega quei passi nel cuore della notte (ma potrebbero essere anche di gente che va al bagno, anche se tutti negano di esservi andate) a "qualcosa che sta per accadere", di cui lei ha paura. Lo stesso Rudy li sente, va a verificare, dice di aver visto una figura ammantata di bianco davanti alla porta della signora Mulvaney al quarto piano (lui è sceso dalla soffitta dove hanno la stanza di servizio lui e la moglie), che ne parlerà quanto prima all'ispettore. Fatto sta che la mattina dopo viene trovata morta asfissiata dal gas nella sua camera proprio la signora Mulvaney, dopo essere stata tramortita con un oggetto contundente. Un secondo assassinio. L'ispettore Boot vede sempre più rosso, tanto più che quell'ambiente di donne saccenti non gli piace: già uno dei romanzi di Gerard Strong alias Constance Hoplinger, dal titolo "Il serpente nero", ha curiose rassomiglianze col delitto della Safron e poi della Mulvaney; ma poi ha il sospetto che la signorina 
Entwistle gli nasconda qualcosa, visto che sospetta che abbia fatto in modo che l'ascensore che li stava portando sopra, si bloccasse, permettendo a qualcuno di introdursi furtivamente nella camera della Saffron.
L'ispettore interroga di niovo tutti i presenti, e nel corso della riunione, i due domestici vengono accusati dalal signorina Riddle: Cornelia di furto e Rudy di omicidio, per aver cercato di coprire il reato della moglie. Mentre Deborah si produce in una difesa appassionata della cameriera, l'ispettore vorrebbe parlare con Rudy, perchè l'ipotesi accusatoria è meglio della sua. Ma poi, deve fare dietrofront, quando nell'ascensore viene trovato pugnalato a morte, proprio Rudy.
La sera la signorina Entwistle, rivela all'ispettore la sua ipotesi: cioè che la Saffron si sia suicidata e un assassino abbia ucciso la Mulvaney nello stesso modo, tentando di far apparire le due morti collegate ad uno stesso omicida. Questo ovviamente è in relazione agli alibi. Ma l'ispettore non le crede.
La mattina successiva ripeterà la stessa teoria davanti a tutti quanti, compresi Thurow e l'ispettore, e indicherà l'assassino anche di Mulvaney e di Rudy.

Questo secondo romanzo non riportò il successo del primo, e in sostanza determinò la fine del rapporto letterario tra Richard Wilson Webb e Martha Mott Kelley. Per quale ragione?
Innanzitutto nel romanzo manca una dimensione temporale legata agli omicidi: si sa che accadono di notte, o di mattina, ma il non sapere quando gli eventi si svolgano, in che giorno della settimana, in che periodo dell'anno, anche in quale anno, crea indubbiamente un certo spaesamento. 
E poi al lettore vengono taciuti degli indizi: la chiave di cui si appropria la signorina Entwistle non si sa cosa sia, se non che sarebbe alla base delel soluzione del mistero; viene taciuto il fatto che le chiavi delle stanze avevano dei duplicati : come avrebbe fatto l'assassino ad introdursi nella stanza della Mulvaney chiusa a chiave dall'interno, se non avendo una chiave identica e operando e trafficando dall'esterno? E lo stesso modo di introdursi nella camera ha in sè un che di pericoloso: l'assassino avrebbe potuto aprire la porta dall'esterno introducendo la chiave e facendo cadere sulla spessa moquette la chiave dall'interno ma solo se la chiave, dopo aver chiuso, fosse stata lasciata non girata; se invece fosse stata girata, l'assassino avrebbe dovuto, in tempi estremamente veloci girare prima la chiave con una pinzetta, facendosi luce ( e luci non erano state viste ma sentiti solo passi) e poi spingerla, correndo dei rischi enormi.
C'è solo un indizio che viene lasciato là a girare, lanciato all'inizio del romanzo, che non ha rapporti con l'assassinio, ma con la vita privata della Saffron, che determinerà il colpo finale: quello l'avevo inquadrato a dovere, e mi aspettavo che prima o poi venissa lanciata la bomba.
C'è una falsa pista anche piuttosto evidente: dalla piantina si nota il bagno indicato da una X, e Deborah si appropria di una chiave. Perchè non pensare che l'assassino si sia nascosto dentro e poi sia uscito al momento opportuno?
Quindi in sostanza il romanzo non è affatto male: è un mystery più classico che mai, con una soluzione anche piuttosto centrata, e l'inquadramento dell'assassino funziona sulla base che agendo in maniera tale che le due morti nelle stanze venissero prodotte da una stessa mano, per una delle due aveva un alibi di ferro e come tale per entrambe; e l'attribuzione del suicidio alla prima morte è spiegata sulla base della piantina (lo shut-off cock, è la manopola di stop del gas che è vicino al letto).
Tuttavia le caratteristiche più interessanti del romanzo sono: la vena misogina dell'ispettore Boot che si trova a fronteggiare varie donne e soprattutto una che gli è profondamente antipatica non solo, ma che anche ha la soluzione che manca a lui; i continui battibecchi tra lui e le donne; il fatto che l'ispettore di polizia sia un imbranato e presuntuoso colossale, che opera assieme ad un giornalista, Dunn, che lo appoggia dall'esterno. Ma soprattutto le critiche stilistiche di Quentin Patrick a Van Dine.
Come afferma giustamente Boncompagni in un suo scritto di trentatre anni fa : ".... Chi non ricorda gli aridi resoconti, precisi sino all'ossessione e rigidamente asettici, dei romanzi di Freeman? Ma quale modo migliore, del tutto privo di sussulti, per introdurre i lunghi e snervanti esperimenti da laboratorio con i quali il dr. Thorndyke conclude i suoi casi? E gli smisurati, sublimemente irredimibili o grandiosamente gratuiti interrogatori ai sospetti che percorrono capitolo dopo capitolo, con la stessa grave lentezza, i romanzi di Rhode o di Connington? Come non vedere in questo culto della parola neutra, in questa ipertrofìa dell'osservazione distaccata, in questa pratica ossessiva dell'interrogazione inquisitoria, con tanto di bilancio provvisorio ogni sette od otto capitoli, la cifra rivelatrice di un preciso modo di concepire il giallo, quello a cui pensava anche Van Dine quando, nella terza delle sue venti regole, osservava ironicamente che lo scopo di un romanzo poliziesco è «di condurre un criminale davanti alla giustizia, non due innamorati all'altare?» Ebbene, la scommessa di Peter Duluth, già dal primo romanzo che lo vede protagonista, Manicomio (Puzzle for Fools, 1936), si impegna proprio sull'esatto contrario rispetto alla convinzione di Van Dine secondo la quale indagine e psicologia farebbero a pugni", per Quentin Patrick, l'indagine per indizi può anche servirsi di quella psicologica, per riuscire a risolvere l'arcano. E qui, è proprio il modo di affrontare la situazione della signorina Entwistle, che le consente di risolvere il problema: lei che viene a capo della situazione sulla base dell'inquadramento psicologico dell'assassino (poi esplicitato da esso stesso) e sulle circostanze per cui, solo lui, avrebbe avuto il maggior vantaggio possibile se la seconda morte fosse stata sovrepposta alla prima, è il detective; mentre l'ispettore Boot, che non va avanti perchè si basa su indizi che non riesce a trovare e pensa che gli siano stati sottratti, è l'elemento sconfitto.
Per di più Quentin, apposta, quando introduce un brano dall'ipotetico romanzo di Hoplinger, "Il serpente nero", in cui il detective effeminato è un'enciclopedia vivente, ama le camicie viola e fuma sigarette sudanesi, elabora teorie accusatorie solo nutrendosi di cozze e succo di pompelmo, tiene conferenze sulle odi saffiche e sul simbolismo di Picasso, e ha un amico procuratore, evidentemente fa il verso a Philo Vance, irridendolo.

Pietro De Palma

domenica 13 agosto 2017

James Hadley Chase - La tratta delle bianche (Miss Callaghan Comes to Grief, 1941) - trad. Mauro Boncompagni - Il Giallo Mondadori Extra N.27, Agosto-Settembre 2017



Miss Callaghan Comes to Grief è tutto fuorchè un libro pornografico. Tuttavia nel 1941, il romanzo (il quarto in ordine cronologico) fu bollato come tale, e per settant’anni è rimasto un grande punto interrogativo. Persino a tutt’oggi, nell’ Inghilterra del XXI secolo, dove di prostitute sono pieni i marciapiedi delle periferie, quando non le case tenute da mistress, il romanzo è ancora vietato. Eppure, ripeto, di pornografico non ha nulla. Nel 1941,  il lettore che avesse voluto leggere davvero qualcosa di pornografico aveva l’imbarazzo della scelta. Poteva persino leggere Opus Pistorum di Miller, che non è un romanzo allusivo, è proprio pornografia pura. Talmente pornografico, da fa sorridere per certe situazioni al limite. E allora, per quale motivo questo romanzo di James H. Chase fu tolto di mezzo?
Non so. Ma potrebbe essere per aver descritto, in maniera troppo veritiera, l’ascesa di un delinquente in un mondo di corruzione; oppure per essere stato estremo nella sua violenza: una specie di Mickey Spillane ante litteram.
Chase era da poco salito agli onori della cronaca, per aver scritto nel 1939 un romanzo quale No Orchids for Miss Blandish, un Hardboiled che trattava di un rapimento, che ebbe un successo travolgente e consacrò Chase. Quindi al tempo di Miss Callaghan Comes to Grief,  era uno scrittore sulla bocca di tutti, uno come – facendo un paragone esemplificativo – un Glenn Cooper o Ken Follett o Dan Brown di oggi. Perché un suo romanzo fu bollato come pornografico e sopportò un ostracismo così marcato?
Cominciamo col dire che è un hard boiled duro, antipatico, violento, e forse anche un po’ noioso all’inizio, per la ripetitività di certe situazioni, anche se in seguito diventa sempre più appassionante.  Il titolo italiano è fin troppo esplicativo e abbastanza indelicato, laddove quello originale era abbastanza ironico, cinico quasi: Miss Callaghan Comes to Grief ossia “Miss Callaghan si fa male”.
Chi è Miss Callaghan? E’ una puttana che adesca per strada e ha la sfortuna di adescare il tipo sbagliato, cioè Raven, un piccolo ma agguerrito gangster che, venuto da Chicago, ha chiesto a Mendetta, il gangster che detiene nella città il traffico della prostituzione, di poter entrare in società con lui, ricevendo rifiuto. Per la qual cosa gliel’ha giurata, e quella povera donna fino al momento che viene strangolata, non capisce di aver scelto l’unico cliente che non avrebbe dovuto adescare. Perché Miss Callaghan è solo il primo passo di Raven per impadronirsi del racket di Mendetta.
Il romanzo ha un inizio folgorante, che ricorda in certo senso The Lady in the Morgue di Jonathan Latimer e  non è detto che non la citasse volontariamente.
In città fa caldo, talmente caldo che uno diventa pazzo (come è stato in questo pazzo agosto, da noi, in Puglia). Fa così caldo che due giornalisti Phillips e Franklin del  St. Louis Banner, concepiscono la più pazza delle idee per trovare refrigerio: passare la notte nell’obitorio della città. Sanno come entrare (Phillips conosce il custode) e quindi in breve tempo si ritrovano loro due, e il tassista che li ha condotti sino lì, in quell’ambiente di marmo, gelido, in cui aleggia un vago sentore di decomposizione ed uno forte di formaldeide: seduti sulle panche di fronte ad una serie di sarcofagi neri (le celle frigorifere), un po’ per noia un po’ per curiosità, cominciano ad aprire le celle e a guardare i defunti. Vorrebbero trovare una bella donna, e alla fine la trovano: bella, giovane, con un corpo sexy, uccisa per una pugnalata.
Quella ragazza, morta nel fiore degli anni, che il cartellino indica essere stata una prostituta, fornisce ai due giornalisti il “la” per ricordare la storia di Raven e delle sue ragazze.
A questo punto comincia il vero e proprio romanzo, che nella versione originale, si compone di due parti, come in quella italiana: in sostanza la prima illustra l’ascesa di Raven, la seconda la sua fine.
Raven è un piccolo gangster, sadico, cattivo sino nell’essenza e avido. Con lui si muovono tre uomini: Maltz,Lefty, Little Joe, che formano la sua piccola ma agguerrita gang. Uomini abituati ad uccidere, che sono fuggiti con lui da Chicago, dove l’aria era divenuta irrespirabile.  Ha deciso di soppiantare Mendetta e creare un impero basato sulla prostituzione.
Mendetta gestisce il Club nella 22^ strada assieme a Grantham, ma chi comanda è lui: Grantham dirige il posto, famoso perché si balla, ma in realtà all’ultimo piano è attivo un bordello dove le ragazze vengono comandate da una megera di colore, Carrie, una maitresse implacabile che per avere l’obbedienza delle ragazze non esita a batterle con una sottile stecca di balena sulla schiena.
La cosa va avanti sino a che non entra in ballo Jay Ellinger, un giornalista di cronaca nera del St. Louis Banner.
Gerry Hamsley è un meccanico che arrotonda facendo il gigolò e opera nel club di Grantham. Per settimane si è cotta la moglie di Poison, l’editore del St. Louis Banner, una vecchia megera che non ne può più e intende farsi il giovane accompagnatore; sul più bello però lui ha un moto di stomaco a guardarla e scappa lasciandola in auto fuori di sé. L’essere stata abbandonata, fa andare fuori di senno la donna che accusa Hamsley di averla violentata. Poison, pur di farla stare zitta, chiede a Harry, il direttore, di scavare alla ricerca di scheletri negli armadi di Grantham, perché vuole distruggere lui e Hamsley. Harry si rivolge a Jay Ellinger, che comincia a scavare.
Ben presto però l’azione dovrebbe finire, perché lo stesso Poison viene a sapere che il socio di Grantham è Mendetta, il capo di una gang dedita alla prostituzione; e del resto lui, Poison, ha investito metà del suo capitale negli affari di Mendetta. Ma Ellinger non ubbidisce perché è venuto a sapere delle cose: un tale Fletcher ha accusato Grantham di aver rapito sua figlia e averla indotta a prostituirsi mediante frustate inflittele all’ultimo piano: lui ha visto come trattano delle ragazze all’ultimo piano, essendo riuscito ad  arrivare molto  vicino al luogo. Ma nessuno gli ha dato credito, tranne Ellinger, che ha saputo queste cose tramite un tipo che vende auto, Parminger. Parminger, abita nello stesso palazzo di Mendetta, sullo stesso piano, di fronte; e ha una moglie incredibilmente graziosa, ma che non riesce a rendere felice, essendo chiuso nella sua meschinità, di “gallo” latino, sempre a fare commenti grassi sulle doti fisiche di tutte le donne che incontrano, facendo montare una rabbia repressa nella moglie.
Ellinger si reca da Fletcher che gli racconta filo per segno tutto.
Raven ha deciso di uccidere Mendetta.
Prima uccide Miss Callaghan. Poi parla con Jean Mendetta, sua moglie, stanca di essere usata come una schiava: in sostanza si allea con loro. Mendetta ha il suo appartamento guardato a vista da una serie di guardie armate. Jane ne allontana una, e fa entrare Raven, sicura che lui la libererà da Mendetta: non sa che Raven, dopo aver ucciso Mendetta ucciderà anche lei.
Il caso vuole che Raven sia visto da Sadie Parminger, la moglie di Bill Parminger: dopo un’ennesima lite, dopo che lei si è rifiutata di fare l’amore con lui, lui se n’è andato e lei è sola. E’ la sua fine, perché Grantham, che sospetta essere accaduto qualcosa, ha chiesto ad un poliziotto corrotto sul suo libro paga, di andare a curiosare nel palazzo. Dopo aver visto la mattanza nell’appartamento di Mendetta, vede la coinquilina Sadie Parminger che si lascia sfuggire di aver visto Raven, uscire insanguinato dall’appartamento, dopo aver sentito degli spari. Il poliziotto, capisce che può essere una cosa esplosiva e quindi dopo aver parlato con Grantham, convince la donna a deporre, ma invece di condurla in una stazione di polizia, la conduce laddove la narcotizzano e portano all’ultimo piano del Club di Grantham, dove Carrie usa “le buone maniere” con lei frustandola ogni giorno finchè lei accetta di prostituirsi. Grantham, che ora è sul libro paga di Raven, intende non dichiararla come le altre ragazze, perché intende servirsene come  extrema ratio per incastrare Raven al momento opportuno.
Raven però riesce ad impadronirsi di Sadie e ne fa la sua concubina dopo averla torturata versandole addosso olio di trementina.
Qui finisce la prima parte: Raven ha coronato il suo sogno di diventare qualcuno e ha messo le mani sul piccolo impero di Mendetta, trasformandolo in un Impero colossale, stipendiando reclutatori che rapiscono ragazze sole, senza fidanzato né parenti,e le mandano a prostituirsi in bordelli, avendo preventivamente ripulito le strade dalle prostitute, perché attraverso i bordelli le ragazze e i loro profitti siano più facilmente gestiti. Quando le ragazze si rifiutano di farlo, vengono convinte sfigurandole col vetriolo.
La seconda parte di apre con l’assassinio di Spade, il capo di una ditta di taxi, associato al sindacato die tassisti ed influente in città: anche lui traeva vantaggio dalla prostituzione nelle strade perché clienti e battone usavano i suoi taxi per recarsi negli appartamenti; ora però il traffico e quindi i ricavi si sono drasticamente abbassati e quindi Spade, che  un tipo furbo, vuole essere pagato da Raven.
Raven per tutta risposta, avendo sul libro paga poliziotti corrotti, Grantham, persino un giudice che aveva sempre fatto rilasciare le battone di Mendetta ad ogni processo, non vuole trovarne un altro e quindi lo fa uccidere.
Intanto Fletcher è stato fatto uccidere, Sadie è diventa suo malgrado l’amante di Raven, e Bill Parminger ha perso ogni speranza di rivedere sua moglie perché si è convinto del fatto che sia stata lei a lasciarlo di sua volontà e non perché rapita. Ellinger, pur essendosi dimesso pur di essere libero di mettere la parola fine a tanto scempio, si trova da solo a dare la caccia a Raven. Saputo dove abita Raven, assieme ai suoi uomini, si installa sullo steso piano, e riesce rocambolescamente a salvare la vita a Sadie dopo che Lou, il braccio destro di Grantham ha tentato di ucciderla. Avendone ottenuto la collaborazione, si mette in contatto con la FBI, già da tempo sulle tracce di Raven.
Ora i fatti si succedono con ritmo incalzante.
Grantham e Lu, mentre stanno cercando di eclissarsi, dopo aver saputo che Ellinger ha salvato la vita a Sadie e questa probabilmente sta spifferando tutto, vengono assaltati da tutte le donne che a mani nude li fanno a pezzi, per poi scannarli.
Raven dopo aver saputo la notizia vorrebbe rientrare nel suo appartamento ma viene a spaere che è presidiato dalla polizia e che Sadie ha parlato: ha in tasca solo duecento dollari, eppure nella piccola cassaforte del suo appartamento c’è un milione di dollari in contanti. A questo punto concepirà un piano disperato per rientrarne in possesso, a suon di mitra e dopo una serie di vicende, lasciando il suolo lastricato di cadaveri, finirà per essere arrestato per aver voluto “farsi una pollastrella” che credeva che lui fosse un regista. E da lì si ritroverà sulla sedia elettrica, con Sadie che gli riserverà un oltraggio post mortem.
E’ un hardboiled disturbante, e cattivo, che testimonia l’ascesa e la caduta di un piccolo gangster, che uccide, violenta, tortura non solo perché costretto ma anche per piacere.
Prima parte un po’ noiosa e ripetitiva, poi, dalla seconda, il ritmo si acuisce, l’azione diventa frenetica., fino al climax, come in una tragedia greca, in cui tutti i mali che i malvagi riversavano sulle creature indifese oltre che su altri lestofanti, vengono,  come una pena del contrappasso, restituiti “ai legittimi proprietari”: Grantham e Lu linciati da una folla di menadi assetate di sangue; Maltz, Little John e Lefty, uccisi in un conflitto a fuoco; Raven, bollito sulla sedia elettrica.
Il romanzo non dice cosa accada a Sadie, se ritorni dal meschino marito oppure no; dice cosa accade a Jay Ellinger, questo sì. Lui, il Don Chisciotte che si è gettato contro i mulini a vento, solo contro tutti e che alla fine ha vinto, rischiando di essere ucciso, è premiato e arruolato nella FBI.
E’ lui l’unico puro, l’unico eroe buono, in un romanzo di malvagi, corrotti, sadici, sfruttatori, avidi, traditori (poliziotti e giudice, hanno tradito il loro giuramento di difendere i cittadini; l’editore, di dire la verità sui suoi giornali), di donne indifese, rapite, violentate, e di donne cattive e dure, come Carrie.
Il romanzo si muove tra citazioni volute o non, dalla visita all’obitorio già citata (con annessa paventata necrofilia o quasi) di The Lady in the Morgue di Jonathan Latimer (1936), all’ascesa di un piccolo gangster (come non ricordare Little Caesar , del 1929, di W.R. Burnett, il romanzo che lanciò il genere Hardboiled, da cui Mervyn LeRoy trasse un memorabile film con Edward G. Robinson), all’azione impavida di un giornalista che si improvvisa detective dopo essersi dimesso, pur di denunciare un modo fatto di corruzione, disonestà e malvagità (come non ricordare il capolavoro di Horace McCoy, No Pockets in a Shroud, del 1937, in cui c’è a sua volta il giornalista Mike Dolan, altro Don Chisciotte che si lancia contro i mulini a vento del malaffare?).
Il romanzo fu tacciato di pornografia, ma di pornografia non ha nulla; semmai è violentissimo, nauseante nella sua isteria, morboso. Prima parte un po' noiosa,; seconda, frenetica, fino al massimo.
Hardboiled con movenze di Thriller.
Disturbante per l'elevata carica di cattiveria, odio, malvagità, avidità, corruzione, ma appassionante per vedere come tutti i mali di questo mondo, riuniti in un romanzo, siano prima usati per sfruttare, e poi come in un contrappasso siano rivolti contro gli stessi sfruttatori.
Si gioisce quasi quando le ragazze tutte coalizzate, fanno a pezzi i cattivi: il male viene sempre sconfitto. Ma l'odio no. Chi ha avuto la vita distrutta, cova un odio che non si ferma neanche davanti alla morte. L’oltraggio a Raven, cotto sulla sedia elettrica, è anche l’oltraggio riservato a Claretta Petacci, a Mussolini, Bombacci, Pavolini, appesi già per i piedi a Piazzale Loreto.
In questo il romanzo è disturbante. Non ha un finale di amore, o melanconico, un finale in qualche modo positivo come nei mystery: qui  il finale è durissimo e spietato.
Non c’è perdono,  ma nemmeno pietà, ma odio, solo odio. Odio che supera persino la morte, irridendola.
Traduzione fedele di Mauro Boncompagni-
Capolavoro.

Pietro De Palma