sabato 21 gennaio 2017

DEI ROMANZI APOCRIFI SHERLOCKIANI E DI VARIE ALTRE JATTURE


Il "primo" romanzo della serie Sherlock
Riapro il discorso cominciato un mesetto fa, sulle sorti attuali del Giallo Mondadori, per affrontare tra il serio e il faceto un’ altra questione: le perniciose jatture.
Di quali iatture intendo parlare? Di quelle che noi, appassionati, collezionisti, seguaci della storica testata, anche estremisti della prima ora (estremisti nel senso di essere attaccati in senso viscerale alle sorti del Giallo Mondadori, che ci ha assicurato e ci assicura ancora – a tratti – la gioia di leggere cose a noi congeniali) evitiamo: le serie di letture che per quanto è di nostro gusto potrebbero benissimo essere evitate.
L’ultima di queste jatture (notate che metto la j invece che la i) è la serie delle già trenta uscite di apocrifi sherlockiani, che ogni mese ci stiamo sorbendo con atarassica sopportazione in attesa che qualche accidente ne decreti la fine definitiva, in quanto quella prematura è già stata superata non so quante volte. Oramai il buon Sherlock Holmes – che aveva solo un grande nemico in quel Moriarty che con lui sarebbe scomparso nel vortice delle Cascate di Reichenbach – purtroppo si salvò,  e riapparve tre anni dopo ne L’avventura della Casa Vuota (The Adventure of the Empty House): peccato! Dico purtroppo perché se fosse morto, noi non ci saremmo sorbiti già più di trenta apocrifi – e per apocrifo non intendo il semplice racconto che anch’io ho scritto, ma un intero romanzo – concernenti avventure di Sherlock Holmes, presumibilmente inquadrabili dopo la sua “resurrezione”.
Oramai Sherlock Holmes l’abbiamo visto: tentare di salvare i Romanov, indurre Watson a giocare a golf, agire ne “La casa della seta”, divertirsi con delitto a Singapore, improvvisarsi agente segreto per salvare un’improbabile corona europea, combattere il narcotraffico dell’oppio (ma Sherlock Holmes non era anche lui un dogato, un cocainomane? Avrebbe senso che un cocainomane combattesse contro il mercato dell’oppio? Mah..), scontrarsi con Jack lo Squartatore ( e addirittura abbiamo ben due romanzi di autori diversi in cui Holmes lo avversa: due !!! Il mostro dell’East End e Il marchio del terrore!!!), viaggiare in Afghanistan, scontrarsi con il Conte Dracula (figurarsi se non poteva mancare!), paventare il ritorno di Jack lo Squartatore a causa di una catena di strangolamenti (..e basta!!!), agire assieme a Irene Adler (questo forse sarebbe potuto passare), combattere un avversario in cerca del Libro dei Morti egizio, muoversi nell’Irlanda sconvolta dalla guerra civile.
Basta tutto questo? NO. Perché addirittura un altro apocrifo ha parlato dello zio di Sherlock Holmes, Jeremy (La vedova del Dartmoor): basta, ve ne prego: anche i parenti ora?
C’è altro? Sì, i topi. Siccome si è oramai a corto di avversari, S.H. lo si è fatto combattere persino contro il ratto di Sumatra, portatore della peste a Londra.
Poi ovviamente si è cimentato in altre avventure (sennò la jattura sarebbe finita: e invece NO!!!): innanzitutto sempre con Irene Adler deve investigare in Sussex sulla scomparsa di Mr. Phillimore e del suo ombrello (ma non era un soggetto di Ellery Queen?), deve barcamenarsi con l’oro boero e con una certa Lady Beatrice, riscontrarsi con Moriarty, investigare su api avvelenate e sui segreti di Londra, scontrarsi con il Barone Nero (ma non c’era già il Barone Rosso? Qualcuno deve aver pensato alla serie dei Corsari di Salgari: vuoi vedere che un giorno spunterà anche un Barone verde?), e infine condurre indagini sulla scomparsa di un certo Signor Crane. Compresi i 2 volumi di Sherlock Holmes in America e il solo attualmente di Sherlock Holmes in Italia (ma Sherlock Holmes in Italia non era già un’ antologia uscita in casa Delos anni fa contente i nove racconti presentati e altri sette?), il numero complessivo di volumi ad oggi è di 29. Ma non basta, perchè in realtà gli apocrifi sherlockiani sono 30. Già!  Ve n’è un altro che uscì prima del settembre 2014, inizio della serie: Sherlock Holmes e il misterioso caso di Ippolito Nievo (pure Ippolito Nievo!) dell’italiano Rino Camilleri (almeno per questo non si è pagata la traduzione!).
Il "vero primo" romanzo della serie Sherlock

Trenta? No, Trentuno. Sì perché il prossimo mese ne esce un altro di David Stuart Davies! Spero solo che non ne scriva un altro, altrimenti anche quello verrebbe pubblicato, statene certi! Sembra che stia facendo il verso ad un romanzo di Giulio Leoni: Trentuno con la morte (quello sì un bel romanzo! A proposito non esce più nulla di Leoni sul G.M.?).
Già perché con il prossimo mese, raggiungeremo le trentuno uscite. Ah già dimenticavo, nell’ambito delle trentuno uscite abbiamo esaurito tutti i romanzi di David Stuart Davies: infatti sono stati pubblicati tutti i suoi sei romanzi. Saranno contenti “i numerosissimi” aficionados di Davies immagino. Pensate un po’: Mondadori da tre anni a questa parte ha pubblicato tutti i romanzi di Davies, e nessuno dei romanzi di Halter. Solo che Halter è un nome riconosciuto a livello mondiale, Davies è un nome riconosciuto tra gli aficionados di Sherlock Holmes!
Punti di vista.
A questo punto chiunque dei miei lettori potrebbe ipotizzare una mia avversione completa nei confronti di questo genere: assolutamente sbagliato signori miei! Io non sono contrario in generale agli apocrifi ma a parecchi di questa operazione commerciale che, a meno di aver incontrato un clamoroso successo ( non credo proprio se prendo in esame le copie che vedo rimanere ogni mese invendute sugli scaffali dell’edicola sotto casa mia), sta utilizzando risorse che altrimenti si sarebbero investite per ben altri progetti.
Il discorso degli apocrifi è complesso.
Già molti anni fa, fu affrontato quello degli apocrifi queeniani  che una parte molto tradizionalista degli appassionati di Queen non accettò di buon grado. Ma si trattava pur sempre di apocrifi che per il 50% della ditta Ellery Queen (cioè Lee) erano validi in quanto i vari autori che li approntavano, prima di pubblicarli li sottoponevano al giudizio, e al raffinamento da parte di uno dei due cugini. Questi apocrifi sherlockiani, invece, e ovviamente (ci mancherebbe solo che venisse fatta qualche seduta spiritica per chiedere l’approvazione di Conan Doyle! Che era per giunta un grande spiritista!) sono interamente frutto altrui.
Sarei un idiota se non riconoscessi la grande valenza riconosciuta nel campo del genere poliziesco da Sherlock Holmes; e sarei parimenti un idiota se non sapessi che ogni grande fenomeno è passibile di copia. Nel caso specifico, Sherlock Holmes è stato il personaggio della letteratura poliziesca più copiato in assoluto, da molti autori che ne hanno creato anche dei cloni. E molti di questi autori, lungi dall’essere sconosciuti o quasi, come sono gli autori dei romanzi mondadoriani, erano volti noti del panorama giallistico internazionale, che ne hanno fatto la storia.
Prima di ricordare brevemente quegli autori che crearono cloni dai nomi curiosamente affini, sarà il caso di ricordare a chi non ne sia a conoscenza che lo stesso Sherlock Holmes fu una versione definitiva utilizzata da Conan Doyle dopo aver pensato ad altri nomi indicativi del suo personaggio: il primo fu Sherrington Hope (che non c’entra una pippa con Sherlock Holmes!) a detta di H. Douglas Thompson, nel suo Masters of Mystery (1931). Vincent Starrett affermò che il nominativo di Thompson era frutto della sua cattiva memoria, dimostrando come il primo nome scelto da Conan Doyle fosse stato Sherrinford Holmes sulla base della riproduzione del vecchio taccuino di Conan Doyle inserita nel suo Vita privata di Sherlock Holmes (1933). Il fatto che l’altro autore avesse affermato la forma Hope, per alcuni sarebbe stato il risultato di una sintesi con l’assassino di Uno Studio in Rosso, Jefferson Hope. A parte questo la forma definitiva Sherlock Holmes fu il risultato secondo alcuni di scelte casuali: Holmes sarebbe derivato da Oliver Wendell Holmes saggista e medico americano amante di romanzi polizieschi, mentre il nome Sherlock sarebbe  stato adottato dopo una partita di cricket nella quale Doyle avrebbe battuto un battitore dal tale nome. Tuttavia questa genesi  del nome non pare sia stata confermata in alcun modo da Doyle, a ribadire che molti autori hanno scritto su Holmes ( e molti lo hanno copiato).[1]
Sarà qui il caso di ricordare alcuni di questi autori creatori di cloni, dai nomi curiosamente affini a Sherlock Holmes, molti dei quali assolutamente sconosciuti :
Sherlock Abodes di Bob Higgins : risultato di una trasformazione di significato. Togliendo la L centrale Holmes si trasforma in Homes = Case, dimore come appunto Abodes.
Fetlock Bones, cognato di Sherlock Holmes (accompagnato dal dottor Potson) in The Pekinese of the Basketville, originale radiofonico CBS del 1944.
Oilock Combs (Watson= Spotson) di William Kahn (1905)
Picklock Holes in otto parodie di Cunnin Toil (1901)
Hemlock Holmes, di James F. Thierry (1918), batte l’ispettore Letstrayed
Loufock Holmes (1895) di Cami.
Raffles Holmes di Joihn K. Bangs (1906)
Hemlock Jones di F. Bret Harte (1902)
Sheerluck Ohms ( in parodie) di Thomas B. Dowdall (1946-1950).
Oltre i citati (ed altri) illustri sconosciuti, ci furono anche altri autori molto conosciuti che scrissero cloni.
Tra questi  Maurice Leblanc che propose il suo Holmlock Shears prima versione del definitivo Herlock Sholmes che combatte contro Arsese Lupin;  August Derleth che propose un proprio eroe sherlockiano di nome assolutamente diverso, Solar Pons (accompagnato dal dottor Lyndon Parker); prima ancora Il Principe Zaleski inventato da Matthew Phipps Shiel (amico di Oscar Wilde, 1895). Anche George Meirs  creò un personaggio direttamente influenzato da S.H. : “William Tharps, il celebre poliziotto inglese” accompagnato dall’avv. Pastor Lynham.
Quindi non avrebbe alcun senso che io avversassi il genere, tanto più che anch’io ho scritto racconti apocrifi sherlockiani (uno è inserito nella prima versione di Sherlock Holmes in Italia, quella Delos uscita anni fa: anzi è uno dei due più lunghi!). Ma i racconti sono una cosa, i romanzi sono un’altra! E io critico la scelta di una serie che arriverà a 31 uscite perché di essa faranno parte 28 romanzi di autori semisconosciuti (o sconosciuti proprio o conosciuti solo tra frange di fissati di S.H.) e solo 3 raccolte di racconti (i racconti avrebbero contribuito a dare internazionalizzazione al genere restando tuttavia in un ambito ristretto).
La mia è una critica non campata in aria: io critico innanzitutto la modalità alla base della creazione della collana. Che io sappia e abbia sentito in giro, l’uscita della collana è stata decisa, come atto monocratico, senza che altri potessero esprimere il loro punto di vista. Questo, a dirla tutta, può essere anche in un certo senso una cosa buona da parte di chi non è stato interpellato, perché in caso l’iniziativa vada a carte e quarantotto, si potrà sempre dire “a me nessuno ha chiesto nulla”, oppure “io non ero d’accordo” oppure anche “io non avrei mai dato il via ad una collana di apocrifi sherlockiani!”. E se lo dico è perché c’è gente che è convinta di questo!
Nessuno dice che non possa essere nelle corde dell’editor assumersi la responsabilità della nascita di una collana, se lui pensa che possa avere successo. Il fatto è però, sulla base del pregresso, tutti gli editor che hanno voluto tentare qualcosa di nuovo, hanno dovuto poi approntare la ritirata, dopo aver fatto sfracelli. E siccome poi alla lunga nessuno dei responsabili superiori si assume mai la responsabilità di avere assunto lui l’editor ma scarica tutto sull’editor medesimo, alla fine dei conti, chi paga alla lunga una iniziativa finita in un certo modo, è sempre il lettore, che non ha più a disposizione quel parco scrittori che aveva prima che l’iniziativa cominciasse e poi finisse. A dirla tutta, a denti stretti. Cioè in parole povere… prima che Altieri avesse la brillante idea (sicuramente supportato da alcuni) di inaugurare la collana “Il Giallo Mondadori presenta”, una sorta di vetrina in cui sarebbero dovuti essere presentati al pubblico gli autori emergenti italiani, ricorderò ai lettori freschi e ignari, che anni fa il lettore del G.M. aveva 4 inediti e 2 classici AL MESE. E in più c’erano due testate trimestrali: Lo Speciale del G.M. (che ancora esiste, ma non so fino a quando) e il Supergiallo Mondadori – che presentava una silloge di racconti, erede delle mitiche stagioni “Ellery Queen presenta” – che NON ESISTE PIU’.

Dopo il tracollo della collana neonata, che determinò una tracimazione di titoli inadatti per il bacino ormai abituato al mystery di qualità nel Giallo Mondadori, anche il G.M. andò in crisi, con il conseguente effetto che molti lettori storici abbandonarono la testata. Risultato ? Da 6 inediti AL MESE si è passati a 2 Inediti AL MESE. Da DUE collane trimestrali si è passati ad UNA collana in pratica quadrimestrale.
Altri effetti? Altieri esonerato e lettori infuriati e disorientati.
Chi ha pagato degli alti ranghi per delle operazioni commerciali finite in un disastro? Solo l’editor. Ma non posso pensare che l'editor non debba rendere conto a qualcuno che sia più in alto di lui senza necessariamente arrivare subito al presidente. Eppure alla fine chi ha subito sulla propria pelle i disastri combinati da gente che è saltata, sono solo i lettori. Siamo sempre noi che subiamo. Noi siamo il popolo e loro i governanti. E’ una metafora dell’ambiente politico. L’effetto di tutto ciò quale sarà che ad un certo punto il popolo dei votanti/lettori, perché i lettori votano una politica editoriale acquistando i libri, non voterà più per determinate persone, preferendone delle altre.
Cosa significa la ripresa di Polillo secondo voi?
NON che Il Giallo Mondadori è inutile perché in perdita di consensi, ma che il Giallo Mondadori se gestito diversamente – E NON PARLO DI EDITOR ma di chi anche sta sopra E DI TUTTO IL MECCANISMO CHE GIRA ATTORNO (vedi per esempio affidare la curatela delle collane a consulenti di provata esperienza e ripristinare la Redazione) – produrrebbe MOLTO DI PIU’.
I responsabili del crollo di consensi non possono essere solo i lettori, ma soprattutto chi ha gestito le cose cosicchè i lettori diminuissero. I lettori sono solo la cartina di tornasole di una situazione di boom o di crisi o di andamento costante. Dico cavolate forse?
Ora l’abolizione della redazione, basata sul fatto che a uscire sarebbero dovuti essere solo due volumi al mese, in realtà non troverebbe più alcuna base, perché ad uscire sono tre volumi: uno di approvazione diretta dell’Editor (l’inedito del G.M.), uno basato su un piano presentato da Mauro (il Classico) ed uno sembrerebbe basato su un piano presentato da Pachì. Per questa serie tuttavia, siccome Pachì e Forte sono amici da sempre e sono tra i soci fondatori di Delos, i titoli proposti da Pachì suppongo che abbiano l’avallo di Forte. Cosa voglio dire? Che nel caso di una serie di romanzi nuovi cioè di inediti sherlockiani affiancati a quello di genere generale mensile, romanzi che procurano una spesa sensibile, a mio modo di vedere, se vi fossero state più voci a dire la loro nell’ambito del progetto, forse si sarebbe visto anche qualcos’altro. Invece così, mah, mi sembra che una visione esclusiva, limiti la qualità dell’intera serie: su che base i romanzi scelti sono meglio di altri? Chi lo dice? E’ questo il punto. Una decisione collegiale avrebbe avuto un peso maggiore.
Tenendo conto sempre che questi apocrifi sono romanzi nuovi, e di autori stranieri, per cui sono stati pagati diritti (immagino poca cosa essendo autori poco conosciuti) e sono state pagate le traduzioni, il loro peso editoriale è effettivo: non si tratta di racconti di autori italiani che rinunciano a compensi pur di vedere pubblicati i loro lavori che non bisogna ovviamente tradurre, né tantomeno di  ristampe per cui bisogna pagare solo i diritti ai traduttori, a patto che esistano ancora, e agli agenti detenenti, i diritti degli autori.

Con i soldi spesi in questa operazione commerciale si sarebbero potuti tradurre o ritradurre molti capolavori che restano lì ad aspettare Godot: Il Mostro del Plenilunio, L’ultima Carta, Piazza pulita di Carr, avremmo potuto vedere tradotti i racconti di Mr. Tarrant di Daly King, altri romanzi di Doherty, Gaudy Night di Sayers o Sudden Death di Crofts, alcuni romanzi di Ngaio Marsh di cui resta solo l’edizione della Casini super tagliata, tipo Off with his Head (Rito macabro) o The Nursing-Home Murder (Tra bisturi e siringhe) o ancora A Man Lay Dead (Giochiamo all’assassino). Non parlo più dei romanzi di Paul (anche se lì una mia personale speranza è data dal fatto che lui non ha mai detto espressamente che i suoi romanzi non si sarebbero più fatti, per cui potrei anche sperare in una pubblicazione futura), e figurarsi dei Boileau (già abbiamo visto Sei delitti senza assassino) o Vindry o Le Quattro Vipere di Pierre Very, una delle Palmine più belle in assoluto che attende il ripescaggio da troppo tempo. .
Si sarebbe potuto pubblicare anche in un’edizione speciale l’ultimo lavoro radiofonico di Carr non tradotto (perché lunghetto): Speak of the Devil ; o l’ultima fatica di Ellery Queen rimasta incompiuta.
Insomma…penso di essermi spiegato a sufficienza.
Il discorso sugli apocrifi per di più si potrebbe anche ampliare:
per quale motivo – dico io – invece di questi romanzi che ci stanno proponendo da quasi tre anni (la più lunga serie di jatture è ancora quella famigerata dei gatti di Lilian Jackson Braun: 29 romanzi + alcuni Speciali coi racconti, ma credo che preso, se questa serie di romanzi apocrifi continuerà, potrebbe essere surclassata; mentre quella incentrata sulle gesta di Amelia Peabody di Elizabeth Peters, pseudonimo di Barbara Mertz, convenientemente mollata a Editrice Nord, si è attestata sulle 13 uscite e grazie a Dio si è bloccata) non si sono proposti altri apocrifi, ma di qualità straordinaria?
Perché cioè non hanno pensato a ripubblicare Le Nuove Imprese di Sherlock Holmes di Adrian Conan Doyle (il figlio) e John Dickson Carr (antologia già pubblicata da Mondadori nel 1966) ? O La soluzione sette per cento di Nicholas Meyer? O Il mistero della sala Egizia di Val Andrews? O I passatempi di Sherlock Holmes di René Reouven? O ancora I segreti di Sherlock Holmes di Enrico Solito che è il più grande autore italiano riconosciuto di apocrifi sherlockiani? Questi sono tutti libri già editi da Fabbri, pubblicati del 2003, per cui sarebbero stati pagati i diritti, ma non certo le traduzioni. E si tratta comunque di romanzi di valore riconosciuto: Val Andrews è stato un grande scrittore di apocrifi e un mago illusionista; non credo sia necessario parlare di Carr e del figlio di Conan Doyle; e pure Reouven è un grande scrittore francese vivente, per di più autore di romanzi con delitti impossibili (presenti alcuni anche nella lista di Lacourbe).
E si sarebbe potuto presentare anche The Misadventures of Sherlock Holmes di Ellery Queen (Dannay), o – anche in due volumi – una delle più straordinarie raccolte di racconti ispirati da S.H., Le avventure di Solar Pons & Le memorie di Solar Pons di August Derleth, originariamente pubblicata nel 1970 da Longanesi. Invece…
Devo aggiungere altro?
Non credo.

Pietro De Palma


[1]Molto altro si può leggere nella interessantissima prefazione di Ellery Queen alle Avventure di Solar Pons, di August Derleth

9 commenti:

  1. Piero, dopo aver letto il tuo articolo sugli apocrifi di Sherlock Holmes non posso che concordare, io seguo la collana perché amo molto il mondo della regina Vittoria, ma temo che alla fine la Mondadori la dovrà chiudere per mancanza di titoli validi e lettori....

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  2. Eppure ce ne sarebbero di titoli....
    Innanzitutto quelli che sforna Polillo (ora dovrebbe essere in procinto di essere pubblicato "Delitto in mare", e è annunciata un'altra decina) e poi tutta una infinita serie che va avanti dagli anni '30 ad oggi. Ce ne sarebbero da scegliere...
    Ma purtroppo ci sono degli intoppi, altrimenti la gran parte delle bellissime palmine, dopo un attento rinfresco, sarebbe potuta essere riproposta. Invece...

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  3. Io dall'inizio sono rimasto perplesso dalla moltitudine dei romanzi proposti, ma ci sono veramente tanti apocrifi validi, da giustificare una frequenza mensile?
    Sugli altri apocrifi di qualità non (ancora) pubblicati, avrei comunque qualcosa da ridire, come il tanto decantato Mayer di Soluzione al 7% che all'inizio mi ha preso ma poi ho "disconosciuto" perché ribalta un po' la realtà del canone: il Moriarty non è quello che è nel canone, ma solo una paranoia di Sherlock...

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  4. Eppure quell'apocrifo di Meyer influenzò tutti gli apocrifi scritti dopo, e in un certo senso anche parecchi dei cosiddetti gialli storici, per la genialata di far incontrare Sherlock Holmes con parecchi personaggi reali effettivamente vissuti, così da strizzare l'occhio a delle trame maggiormente accattivanti. In quel caso, S.H. incontrava Freud se ricordo bene

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  5. E secondo te Kronos la risposta alla domanda che fai (una domanda retorica mi pare) quale potrebbe essere? Io non sono scettico ma qualcosa in più. Del resto, leggendo quello che ho scritto, chiunque può capire come la pensi. Secondo me più che altro il discorso era di opportunità: era opportuno che si pubblicasse una serie di più di trenta apocrifi sherlockiani, di autori quasi sconosciuti, quando autori molto più conosciuti non trovano più spazio nel G.M. ?
    Un mio amico ha risposto con una risposta tagliente e mordace. Che alla fine ho condiviso seppure con animo rassegnato. Ho dovuto ammettere che aveva ragione.
    Questi romanzi non costano molto a Mondadori. E quindi tra pubblicare romanzi che costano molto e vendono non molto, e pubblicare roba che costi di meno ma che vende pure non molto, dal punto di vista dell'editore, tu che faresti? Il discorso è che facendo così e ritornando a seguire scelte già seguite in altri tempi e non invece avendo il coraggio di ritornare a fare prodotti di qualità seppure investendo, la situazione si incancrenisce sempre di più.
    Se poi fai un discorso che si basa esclusivamente sull'evitare perdite maggiori nel breve tempo, allora il discorso è diverso.

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  6. Una sola nota a margine per spezzare una lancia per i romanzi a firma Elizabeth Peters che vengono brutalmente buttati nel novero delle "Jatture". Condivido fintanto che parliamo delle traduzioni pubblicate dalla Mondadori. Che poi anche le edizioni Nord non ne abbiano evidenziato sufficientemente le virtù, non inerenti però al contenuto giallo, tanto da portarne a compimento la pubblicazione...beh, è un altro discorso.
    Riguardo agli apocrifi, confesso di essere uno di quelli che continuano a illudere la Mondadori acquistandoli in edicola. A mia discolpa posso solo addurre la fregola che mi ha assalito un tre anni fa di (ri)leggere il Canone per poi passare agli apocrifi della collana Fabbri. Per motivi vari, questi di cui stiamo discutendo sono però rimasti ancora intonsi e, vista anche la disamina di cui sopra, temo che lo rimarranno. Non vorrei però invocare la morte, della collana intendo, pur di liberarmi della servitù del collezionista.

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  7. Ma, secondo te, le Edizioni Nord avrebbero mai portato a compimento la serie di Amelia Peabody ? Fu venduto il pacchetto delle pubblicazioni Mondadori er la cosa immagino fu apprezzata da ambedue le parti, per come venne approntata. Ma..io sapevo da allora che non sarebbe seguito nulla. Per Sellerio e Colin Dexter la cosa è diversa perchè ha soffiato i diritti alla Mondadori (che però non ha fatto nulla per rimanere a detenerli) e poi ha approntato altre traduzioni. Stessa cosa fece anni fa Rusconi (la Nuova Rusconi) per la serie completa dei romanzi di Van Dine, per cui approntò nuove traduzioni. Cosa apprezzabile. A me però piacciono maggiormente quelle di Pietro Ferrari. L'unica pecca di quella nuova serie è che approntando ex novo i romanzi di van Dine e quindi immagino acquisendone i diritti dai legittimi possessori, in quella sede avrebbero potuto anche pubblicare i racconti di van Dine, mai pubblicati in Italia e avrebbero fatto una cosa da tutti lodabile. Invece...

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  8. Buongirno Piero
    Seppure Holmesiano appartenente all’associazione italiana, devo ammettere di trovarmi d’accordo su molto di cio’ che hai scritto.
    La fine dei diritti d’autore di Doyle ( 2000) ha generato da una parte una ripresa energica del personaggio ( vedi anche serie tv e film )ma ha generato una miriade di situazioni che invece che originali, sono impoverenti il personaggio all’ennesima potenza.
    Ciò che poi le persone come me odiano, è vedere un Holmes che non c’entra niente con la versione canonica del suo comportamento. Vorrei dire che è “originalità”, ma ahimè spesso è scarsa conoscenza del personaggio e puerile fomento.
    Uno studioso italiano migliore di me ha detto che Holmes è come Ulisse. Appartiene all’umanità.
    Anche io scrivo apocrifi. Ma sottolineo, RACCONTI CORTI. Perché scrivere un romanzo su una minestra che è COMUNQUE riscaldata, puo’ annoiare seriamente oltre le 40 pagine. E infastidire, seriamente.
    Ma c’è un elemento da sottolineare. Il piacere di scrivere di Holmes in primis è tutto per l’autore.
    Venderai molto, poco? All’autore interessa fino a un certo punto. L’holmesiano vuole inventarsi un suo modo di proporre Holmes prima di tutto PER PERSONALE PIACERE DI LUI STESSO.
    Da quel poco che vedo, il reddito procapite degli appartenenti a molte associazioni holmesiane sembrerebbe essere soddisfacente … quindi continuo a pensare che a dominare sia la voglia di andare oltre il Canone con idee personalizzate.
    All’holmesiano che dice che dopo aver finito il canone ha dispiacere a non aver altro da leggere, consiglio almeno la lettura dell’opera Omnia di ACD.
    Saluti


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  9. Ho scritto anch'io degli apocrifi sherlockiani, ma non romanzi, Racconti. Pubblicati in cartaceo. Ma comunque seguono il canone. Non sono come S.H. contro Dracula, o S.H. che insegue gli UFO o via dicendo. E comunque pur avendoli scritti, rimarco che una serie di apocrifi che arriva a 40 mensilità, ha stufato e non poco perchè gli apocrifi cono sempre più assurdi e sono di autori uno più anonimo dell'altro. Francamente se devo dirla tutta, l'unica operaszione che mis ento di appoggiare, è stata S.H. in Italia. Anch'io facevo parted ell'edizione originale Delos, ma anche se non sono entrato in quella mondadoriana (motivi?) l'operazione mi è sembrata l'unica con un senso: racconti e non romanzi e di autori italiani. Quindi non vi sono state spese legate alle traduzioni oltre che ai diritti. A pensare che coi soldi usciti per pagare le traduzioni, che sono gli stessi che si tratti di S.H. o di Berkeley o di Crispin o di Ngaio Marsh, si sarebbero potuti pubblicare almeno venti romanzi inediti di grandi autori, mi vengono i brividi, e mi si accappona la pelle. Pazzesco!

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